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Archive for 9 novembre 2011

Sogni o bisogni

capitolo 1. In questi giorni non sto tanto bene. Le contrazioni sono tornate forti come i primi tempi, quando mi sorprendono mentre cammino mi lasciano senza fiato e mi devo fermare. Anche di notte di nuovo mi capita di svegliarmi se mi giro perchè la pancia diventa dura. A volte la pancia tira e mi capita di avere doloretti come se fossero lividi sulla superficie della pancia. Prendo buscopan, ma se bevessi un bicchiere di cocacola probabilmente sarebbe la stessa cosa. Al quarto giorno consecutivo di pancia di marmo inzio ad essere inquieta. Penso che la cosa migliore sia chiamare la gine. Senza troppa speranza, mi ricordo la vecchia gine “buongiorno, vorrei parlare con la gine” “si, la faccio richiamare” dopo due giorni la gine richiama “dottoressa ho la pancia di marmo, sono andata al ps!” “meraviglioso, benissimo, continui la terapia e prenda appuntamento fra un mese”. Oggi invece questa nuova dottoressa ha risposto alla prima chiamata e mi ha detto “io la terapia al telefono non la cambio, venga che la controllo!” Dopo un’ora ero nel suo studio e mi ha visto subito. Nonostante la pancia di marmo il collo regge, good news! Non mi ha dato farmaci più forti, la prima terapia è il riposo. Dovrei lavorare meno, non dovrei guidare. Reggerò fino a Natale? Palletta è ancora podalico, speriamo che si giri.
capitolo 2. Nelle ultime due notti ho fatto due sogni tanto vividi quanto antitetici. La prima notte mi impiantavano in utero degli embrioni di altre coppie a mia insaputa e io mi arrabbiavo perchè qeusta cosa mi limitava la vita. Non potevo avere il parto naturale perchè ovviamente avrei ucciso questi embrioni. Non avrei potuto allattare perchè la prolattina avrebbe sicuramente provocato l’aborto. Mi facevo i conti di questa pancia affollata. questa notte invece per la prima volta ho sognato lui, proprio Palletta. Era nato e cercavo di allattarlo. Ero elettrizzata e spaventata e felice. Era bellissimo. Chissà, magari un sogno premonitore. Arrivata a questo punto il traguardo è così vicino che mi sembra che allungando la mano potrei toccarlo, ma ancora non ci sono, e nei momenti cupi, in questi momenti di pancia di marmo ho paura di non riuscire ad allungare il praccio per toccare il sogno. All’inizio ero spaventatissima, se pensavo al “dopo” mi venivano in mente le notti in bianco e le giornate da sola, prigioniera di uno straniero che non so interpretare. Invece una sera qualche giorno fa, mentre ero sul divano rilassata, tutto d’un tratto ho visto la stessa scena ma con Palletta in braccio. E da quell’istante è nata prepotente la voglia di vederlo, di annusarlo, di viverlo. E da allora la sera mi addormento ascoltando i suoi calci, o se mi sveglio la notte metto la mano sulla pancia e aspetto un suo segno.
Abbiamo ristrutturato la camera, adesso abbiamo un armadio grosso e sistemando le cose stiamo tenendo dei cassetti vuoti, i cassetti che saranno per le cose di Palletta. Non ho comprato nulla ancora. Quanto resisterò ancora?
Capitolo 3. Il titolo del post è il titolo di una canzone dei Quintorigo, gruppo che amavo molto all’epoca. Però la loro canzone che mi piace di più è un’altra di cui non è mai stato fatto il video.

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