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Archive for gennaio 2012

PFFFFFUUUUUU PFFFFFFFFUUUU PFFFUUUU
sto respirando. No, non “quella” respirazione, anche se…
Insomma oggi ho fatto l’ultima visita ufficiale, e Palletta ha fatto buon uso dei miei abusi alimentari e si attesta solidamente al 90° percentile. Indipercui la bestiola, anche se in teoria mancherebbero due settimane abbondanti, è già più grosso di tanti bimbi a termine. Tipo che alcuni body che avevo preso non li metterò mai, ma va benone! Dopo aver preso le misure la gine ha inziato a fare i conti. Prima quelli del software… no, troppo grosso. Poi cambiando i parametri… no, ancora troppo grosso. Aspetta spetta riprendo la misura della circonferenza addominale! Peggio, risulta più pesante. Allora prova mettendo solo addome e testa, tralascia il femore che come al solito va oltre alla barra dei percentili! No, sempre uguale. Stacci, è grosso.
“dottoressa, ma ci passa?”
“aspetta, provo a fare una cosa per aiutarti!” A queste parole si prepara a visitarmi ma invece della solita toccatina fugace inizia a ravanare come se stesse scrostando una pentola. Io ho letto di questa cosa e sono un tipo piuttosto impressionabile. Lei mentre ravana mi spiega solerte cosa sta facendo, e cioè lo scollamento delle membrane. Andate a guardare su google se non sapete cos’è perchè a me fa senso solo a pensarci. Dopo aver finito il ravanamento faccio per alzarmi ma lei mi allunga le gambe e mi lascia sdraiata un po’. Io la guardo con aria interrogativa. Ma non ti fa male? Un po’ di fastidio, ma niente di chè. Devi avere una soglia del dolore piuttosto alta!
A’ bella, ma io ho fatto fatta il pick-up a crudo! (anche se gridato come una pazza…)

Insomma, sono uscita dallo studio in uno stato di coscienza alterato, ancora più alterato del solito. Non sono tanto sicura di quando mi abbia detto di rivederci, ma c’era anche mia madre e spero che almeno lei se lo ricordi.
Mia madre era venuta con noi perchè Crysis ad un certo punto sarebbe dovuto volare via, ma il suo ruolo è stato fondamentale. La ginecologa è convinta che visto che io sono del ramo (molto alla lontana) non mi interessino queste cose sdolcinate come per esempio la ricostruzione tridimensionale del volto. Niente di più sbagliato. Alla morfologica aveva fatto la foto del volto di fretta, senza darci peso. Poi c’era stata un’eco d’urgenza un giorno che avevo i dolori, quella della flussimetria con tutte le foto dei flussi e basta. E io così in palla che mi ero resa conto solo molto dopo che in realtà non avevo visto niente.
All’eco successiva Crysis era fuori città e mi ha accompagnato mia madre, che era stata da me precedentemente istruita nel fare la nonna romantica a chiedere di vedere il volto, ma il fetentino era girato verso il mio bacino e non ci ha dato soddisfazione. Oggi mi è scappato “ma non è che si vede il viso?” e lei, credendo che mia madre fosse troppo timida per chiedere, ci ha finalmente fatto vedere una parte di visetto!
Adesso sono a casa e sto a manetta. Ho passato le prime quattro ore a girare avanti e indietro per casa con doloretti sparsi, non so neanche se reali o psicosomatici.
PFFFFFUUUUU…. PFFFFUUUUUUU…

(e comunque vorrei credere che quella cosa della soglia del dolore alta fosse vera, e arrivare all’ospedale che mi dicano “signora, ma lei è a 10 cm, spingaaaaaaaaa!!”, ma in realtà non credo proprio che sia così)

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Nesting

Dal libro “what to expect when your expecting” che ho smesso di leggere al capitolo “emergency delivery when you’re alone”:

Nesting Istinct
The need to nest can be as real and as powerful an istinct  for some humans as it is for our feathered and four-legged friends. […] For some it’s subtle – all of a sudden, it becomes vitally important to clean out the refrigerator and make sure there’s a six month supply of toilet paper in the house. For others, this unusual burst of manic energyplays itself out of the bahaviour that is dramatic, sometimes irrational, and often humorous (at least, to those observing it) – cleaning every crevice of the nursery with a toothbush, rearranging the contents of the kitchen cabinets alphabetically, ironing everything that isn’t tied down or being worn, or folding and refolding baby’s clothes for hours on end.

Io ieri ho fatto 5 lavatrici (comprese quelle dei cuscini), ho spoverato tutta casa, comprese mensole dimenticate da anni, ieri sera alle 10 stavo sistemando delle carte; oggi, con la scusa di pulire bene il bagno perchè vengono ospiti mi sono scoperta a lucidare l’oblò della lavatrice. E al momento il mio pensiero va alle lenzuoline che mi sono state passate che devo assolutamente stirare.

Le devo assolutamente stirare.

(meno male che ad un certo punto prendo la pasticca per la pressione e mi stende per ore).

Le devo assolutamente stirare.

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Una gita al PS

ieri stavo benissimo, nessuna contrazione, super-rilassata, contenta perchè Crysis era a casa per un grosso raffreddore e mi sono goduta questi giorni insieme. Anche lui è impaziente ed emozionato, dolcissimo! Dopo pranzo mi sento un po’ strana, una sensazione di peso al petto, mi misuro la pressione. Alta in modo preoccupante. Lascio un messaggio alla gine e mi metto tranquilla. Finisco di vedere un film divertente, mi rilasso, e penso “sarà scesa a questo punto!” E invece si alza ancora a livelli allarmanti.  Panico.
Non voglio. Non voglio. Non così. Prendo le valigie e ci avviamo verso il pronto soccorso. Avevo paura che lo facessero nascere e in macchina per strada riuscivo solo piangere, a sperare che lui stesse bene e a mugugnare “io voglio il mio travaglio!”.
Al ps mi visitano e mi attaccano al monitoraggio. Lui sta bene grazie al cielo e mentre sono là la pressione si regolarizza. E’ sempre un po’ altina per i miei parametri ma nella norma, e mi rimandano a casa. Ma il loop dell’ansia è partito, i cuoricini e gli elefantini rosa sono svaniti e la notte l’ho passata male.
Questa mattina la pressione era di nuovo “la mia”, ma la tranquillità è andata.

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Oggi parlavo con la collega appanzata. Lei che è un mostro di logica e calcolo, mi ha detto di avere paura del parto. Allora io mi sono fermata un po’ a pensare, a cercarla da qualche parte dentro di me questa paura, io che da sempre ho paura di tutto. Io che il giorno prima della prima eco ho pianto tutto il pomeriggio perchè chissà dove si era attaccato e se c’era dentro l’embrione. Io che fino al bitest ho avuto paura di avere le uova marce e dalla 16esima settimana ho avuto la paura costante dell’aborto prima e del parto estremamente prematuro dopo. Tipo che ogni settimana che riuscivo a lasciarmi alle spalle era un sospiro di sollievo. Poi pian piano è arrivata la flemma gravidica, quella che mi fa vedere tutto a stelline e cuoricini.
E del parto non ho paura. Ho letto il racconto di Sfolli e mi sono scompisciata dalle risate. Come se non mi riguardasse. Ma so che mi riguarda, non so come spiegare. E’ che il parto è inevitabile, tutta questa fatica per mettercelo (e tenercelo) dentro che a questo punto da qualche parte dovrà pure uscire. E se siamo tutti qui, io a scrivere e voi a leggere, è perchè qualcuna ad un certo punto ha partorito. Più o meno agevolmente, più o meno velocemente, con ogni probabilità senza analgesia (non credo che ci siano persone così giovani tra i lettori). E allora in un qualche modo si farà. Spero di ricordarmi i tratti salienti del corso preparto, spero di avere un’ostetrica brava, spero di resistere al dolore, e in alternativa c’è l’epidurale; vorrei non essere tagliata, ma se succede l’importante è che ci sia chi lo sa fare (non come mia nonna che ha partorito il primo figlio in casa e alla fine l’hanno tagliata con le forbici da cucina perchè non passava… però anche lei è sopravvissuta e poi di figli ne ha fatto anche un altro – in ospedale però). E se qualcosa non dovesse andare come previsto c’è sempre il cesareo. Insomma, non importa il come, tanto quello poi passa, che duri 6 ore o 48 (spero 6), importa che adesso ho una fretta matta di avere Palletta in braccio e di guardarlo e di annusarlo.
Se ogni tanto arriva, la paura ha a che fare con il dopo, con la vita cambiata dalle fondamenta, con una nuova dimensione, con un nuovo motivo di vita. E’ banale. Avere figli è (dovrebbe essere) la cosa più naturale e banale del mondo, eppure pensare alla responsabilità mi toglie il fiato. E’ banale, però io che sono una secchiona, cerco di capire come funzionerà la mia routine dopo. Prima avevo molta più paura anche del dopo. Avevo paura della depressione post parto, avevo paura della solitudine con il bambino. Invece adesso sono solo impaziente, e tutto il resto non conta. (e se il latte non c’è ho già comprato biberon e recuperato sterilizzatore).

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Music!

Ho realizzato che qui c’era un aspetto molto ma molto importante che avevo ignorato… LA PLAYLIST! Io ho individuato un certo numero di canzoni, leggere, nè troppo smielate, nè troppo incazzose, da cantare (tipo quando vai in bici che ascolti la musica così nons enti la fatica). A chi c’è passata, vi posso chiedere che musica avete ascoltato? O magari che avreste voluto ascoltare ma che non avevate. A tutti gli altri: consigli?
Stavo per mettere tutto l’elenco delle canzoni ma sono 55 (con una buona parte di canzoni buone in caso di droga), allora evito.
In cambio metto una foto della panza, che in tutti questi mesi alla fine mi ero sempre trattenuta.
Ecchime!

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Cattiva

Non è una cosa bella da ammettere, ma non dimentico. In un momento molto delicato della storia con Crysis una persona a lui molto vicino (la persona che ci ha fatto conoscere a dire la verità) lo ha tradito. Questa cosa ci ha causato tantissimi problemi, è arrivata come una valanga di merda. Crysis dopo alcuni anni lo ha perdonato. Io non riesco a perdonare. Non mi è capitato spesso, direi che l’unico oltre a lui verso il quale provo solo astio è un bambino alle elementari che mi ha fatto molto male senza motivo.
E’ una debolezza, ci viene insegnato che il perdono è nobile, ma non ci riesco.
Adesso questa persona a causa di alcune scelte sbagliate è in un momento molto difficile della sua vita. 
E io ho un desiderio malato e infantile di deriderlo e fargli male. Non lo farò, sarebbe meschino e soprattutto inutile, ma vorrei proprio umiliarlo.
Io credo che quando i bambini scemi torturano gli animaletti provino quello che vorrei provare io.
Che poi cosa otterrei nel rigirare il coltello nella piaga? Nulla, e conoscendomi poi mi sentirei anche terribilmente in colpa. Ma questo cattivo sentimento c’è e stasera mi anima. La cosa forse ancora peggiore è che ormai non c’è più neanche la rabbia, solo la voglia di fargliela pagare.
Anche se non ha alcun senso.

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Le due settimane di immobilità sono state fondamentali, visto che questa settimana è stata  a ritmi decisamente un po’ troppo sostenuti per le mie capacità (che poi mi domando come fanno le altre, tipo quelle devono lavorare fino alla fine o che hanno altri figli piccoli, io mi sento veramente una cacchina) e quando mi ritrovo ferma a casa la stanchezza mi colpisce come una racchettata in faccia.
Però c’erano un po’ di cose che volevo fermare d questi giorni.
Il rapporto bipolare con il lavoro: se sono a casa mi sento lontana anni luce, non ci voglio pensare, non li voglio sentire, se mi chiamano mi viene la sudarella, e penso che non vorrei mai metterci piede; se sono in laboratorio mi sento a casa come a casa mia. Sono stata spesso questa settimana e non mi pesava affatto, tra pettegolezzi e lavoro porca miseria è arrivato il momento di andare alla visita. Oggi dopo 4 ore di riunione ero in trance agonistica e mi mordevo le mani di non poter fare gli esperimenti. Salvo poi tornare a casa, svenire sulla santa Poang rossa e pensare che forse ho un po’ esagerato.
Il primo monitoraggio, i primi 10 minuti di pogo assoluto dentro la pancia che il tracciato sembrava un sismografo giapponese, poi più educato. Una piccola contrazione quando il medico parlava al telefono di un bimbo in condizioni (terribilmente) critiche. Eh sì, cervello, il mi problema abbiamo capito che sei tu, ma non potremmo fare pace? Poi, visto che sono una secchiona mi sono andata a studiare come funziona sta cacchio di cardiotocografia e ho imparato un sacco di cose interessanti, tipo che da quando è stata introdotta l’unico vero effetto è stato che sono aumentati i cesarei, ma non sono diminuite le varie complicazioni che possono insorgere con il parto. Insomma, pare che non serva a niente. Però è divertente.
La pancia: adesso sembra un melone sotto la maglia, mia madre dice che in 5 giorni che non mi ha visto è cambiata tantissimo. Da quando Palletta è sceso lo stomaco ha di nuovo fondamentale spazio vitale e non ho più la sensazione di essere senza fiato se mangio un po’ di più o se dormo a pancia in su (e visto che sono a +16 kg non sono sicura che sia un bene).
L’incontro con l’anestesista al corso preparto: ho capito che l’astio tra ostetriche e ginecologi è in realtà un triangolo e il terzo vertice è l’anestesista. L’ostetrica odia tutti perchè il parto medicalizzato è un assurdo; il ginecologo odia tutti perchè dell’apparato riproduttore della donna se ne deve occupare lui e inoltre l’epidurale rallenta la fase espulsiva; l’anestesista pensa che siano tutti pazzi e non vede perchè si debba sentire dolore. Nel più classico di “oste, com’è il vino?” questa anestesista era entusiasta dei suoi oppiacei e devo dire che mi ha quasi convinto. Qualcuno le ha domandato se lei l’aveva provata da paziente e tutta contenta ha risposto che quando ha partorito si somministrava da sola il farmaco (che sottolineo è un oppiaceo). E un paio di volte riferendosi a noi ci ha chiamato “le gravide” e io mi sono sentita una mucca.
Le compagne di viaggio: in fila al cup un paio di giorni fa avevo incontrato una ragazza che aveva fatto il viaggio fivettaro nel mio stesso periodo. A lei era andata male, aveva abortito dopo poco, ma nel frattempo aveva avuto una gravidanza tubarica che per fortuna non le ha lasciato danni e adesso aveva di nuovo 5 giorni di ritardo e io incrocio le dita che stavolta le vada bene. Questa mattina invece sono finalmente riuscita a rivedermi con la mia sorella di pickup. A lei era andata male e dopo mesi di esami sballati finalmente sta per ricominciare. Allora ci siamo abbracciate, salutate, abbiamo ricordato le mie urla e le sue lacrime il giorno del pickup, poi mi ha portato in mezzo alle sue compagne di viaggio, le ho salutate e ho detto loro in bocca al lupo. Però mi sono sentita in imbarazzo e in colpa, non volevo ostentare con loro la mia fortuna. Poi mia madre invece mi ha detto che per loro sono una speranza. E in effetti anche io ero contenta quando vedevo le pance-fivet e i bimbi-fivet, però mi sono sentita in imbarazzo lo stesso.
La casa: piano piano pulisco e cerco di mettere ordine. Nesting? La cosa buffa è che entrando in casa non c’è molto di diverso da prima, la camera del pupetto è sempre del pupetto e in camera nostra ancora non sappiamo come fare con il lettino, ma siamo sicuri che ci organizzeremo man mano.

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