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Archive for febbraio 2012

QUEL pensiero

I giorni in ospedale sono stati caratterizzati da una violenza emotiva totalmente inedita. Ho passato tre giorni a ricacciare le lacrime, ma non era tristezza, era solo eccesso di emozione, che da qualche parte doveva uscire. Quella parola, poi, quel pensiero, non riuscivo neanche a formularlo senza scoppiare a piangere, e ancora adesso se ci penso mi pizzica il naso.
Quattro anni fa, proprio nei giorni in cui è poi nato Palletta, si consumava il primo passo della nostra ricerca di un figlio. Quello che si fa con le stelline negli occhi e le farfalle nello stomaco. Quattro anni dopo le farfalle nello stomaco le avevo pensando che dalla mia pancia quel miracolo era finalmente uscito.
Allora appena salita in macchina l’ho detto e ho pianto quasi tutti il tragitto.

Io sono una mamma.

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Le compagne

Appena partorito sono stata messa in una stanza con altre quattro barelle. Vicino a me una che russava, poi una che aveva avuto un cesareo d’urgenza, poi una ragazza di colore che però è stata trasferita quasi subito in reparto e quindi ho conosciuto solo ai turni d’allattamento e una ragazza giovane giovane, che però aveva avuto un “problemino” e l’avevano ricucita in sedazione totale. Poi le donne si avvicendavano perché pian piano che si liberavano i letti in reparto venivamo trasferite.
Ma le chiacchiere erano soprattutto al turno dell’allattamento. Negativo perché sicuramente non aiutava un corretto attaccamento (ti veniva messo il bimbo in braccio e via, salvo qualche infermiera caritatevole che ci aiutava), ma bello in quanto ci si trovava in 10-12 donne nella stessa stanza, tutte con queste pagnottelle in braccio. Ognuna con la sua storia, ma tutte nella stessa barca. C’erano le primipare come me, c’era quella con due gemelli, che nella stessa ora che noi dedicavamo a uno, doveva gestirli entrambi. C’erano le due zingare, giovanissime, entrambe al quarto figlio. Una di loro ricordo che era arrivata in camera a piedi, dicendo “ho fame”. C’era la donna senegalese, mia coetanea, magra ed elegante che aveva questo bambolotto in braccio e diceva che era più brutto degli altri figli “e quanti figli hai?” “questo è il sesto!”
E c’era l’altra ragazza di colore che si era presentata all’allattamento prima che il bambino avesse finito le due ore di osservazione.
E poi c’erano loro. Una aveva fatto il transfer i giorno del mio pick-up, l’altra era indietro a me di 5 giorni, stava finendo la stimolazione quando io facevo il transfer. e ci siamo ritrovate lì, ognuna con il suo piccolo miracolo in braccio, ed è stato bellissimo. Non siamo riuscite a fare la foto dei tre bimbi insieme, peccato, ma è stato bellissimo ritrovarsi.

PS: ho partorito con la stessa camicia da notte del pick-up e del transfer. Non la butterò mai.

PPS: scusate se non rispondo a tutti i commenti, ma sento l’urgenza, nelle poche ore di braccia libere, di fermare almeno una parte di tutto quello che mi è successo da quando è finita l’avventura della gravidanza ed è iniziata quella della maternità.

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La degenza

L’ospedale dove ho partorito è stata scelta in base all’esperienza del personale e alla capacità di fare fronte a qualsiasi complicazione possibile. La struttura in sè per sè è assolutamente insufficiente a gestire il volume di pazienti. I primi due giorni di degenza li ho passati in sala parto. Alcune stanze sono adibite a camerate, 5 letti, impossibilità a ricevere visite, assenza di bagno (come una profuga mi andavo a lavare nei bagni dei corridoi, armata di borsa e amuchina). Sarò matta, ma a me non è dispiaciuto. Nella mia camerata avevam tutte partorito, quindi era piuttosto tranquilla, e dal corridoio si sentivano i rumori degli altri parti. È bellissimo sentire tutti questi primi vagiti, e il personale è bravissimo, e anche sorridente nonostante tutto. Soprattutto ricordo un giorno che avevo messo la sveglia per andare ad allattare (nell’inadeguatezza della struttura è compresa anche l’assenza di rooming in) e a svegliarmi è stato invece il pianto di vita di un bimbo appena uscito.
Poi ho avuto il letto in reparto, avevo il bagno, ma se devo essere sincera mi son annoiata un po’.

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La reazione delle bestie

Entriamo in casa, emozione. Le gatte manco se lo filano; mi guardano, chiedono cibo, a tempo perso lo annusano. Già abituate, è solo un ingombro sterico al mio grembo.
La cana è impazzita: l’altro annusato da capo a piedi, abbiamo tolto i piedini dalla tuta e li ha leccati da cima a fondo. Batteva i denti, sono sicura che se non fosse sterilizzata le verrebbe il latte. Se lui piange e con lui non c’è nessuno lei si mette sotto alla carrozzina e piange. È curiosa, ma come immaginavamo non c’è stato nessun problema.

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Sparsità di pensieri

Palletta mia, ti ho visto per la prima volta il primo giorno di primavera, sei nato di giovedì grasso. Sarai un bimbo allegro per forza!
Siamo io e te e come ha detto il pediatra ci dedichiamo all’allattamento. Sei partito di biberon quindi ci hai messo un po’ a trovare la tetta, ma adesso che l’hai trovata non la molli più. Dicono che sia normale. Ciucci, dormi, sogni ciucci. No alla doppia pesata per questa prima settimana, vediamo come va. Ho paura di avere poco latte. Vediamo come va.
Sei già viziato: il primo giorno bastava metterti giù e ti addormentavi, già dopo 2 giorni stai diventando più pretenzioso. Riuscirò a non “viziarti”? Ne vale la pena?
Riuscirò a capire come incastrare poppata e cambio?
Mi farai dormire come in queste tre notti?
Mi perdoni se alle tre di notte ti do il bibe?

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Dall’ospedale

Un breve aggiornamento dall’ospedale. Palletta è nato bel vitello. Quando la gine ha fatto l’ultima eco si è messa paura e mi ha fatto il foglio di ricovero. Salita in sala parto ho parlato con le ostetriche, io volevo fare il parto naturale. Loro hanno detto che ci potevo riuscire e allora è partita l flebo di ossitocina, con le ginecologhe che mi guardavano con gli occhi sbarrati. Il simpatico professorone di turno di notte addirittura è passato e mi ha detto: “ma siamo proprio sicuri di voler continuare questa cosa?”
Io ormai ero a buon punto e non volevo mollare. Le contrazioni si facevano sempre più forti, ho iniziato a lamentarmi e sono caduta in una specie di trance. Da lì non ricordo molto, stavo ancora decidendo se fare o no l’epidurale quando i dolori sono passati alla schiena e ho iniziato a sentire una sensazione diversa… In due ore ero passata da 3 a 7 cm! Hanno fatto entrare Crysis e i miei ricordi da allora sono estremamente confusi. So solo che quando è tutto finito e me l’hanno messo sulla pancia riuscivo solo a dire “è bellissimo! è bellissimo!è bellissimo!” fino a che ho fatto ridere tutti. Mi ero impallata ma lui è bellissimo davvero e questo sentimento è forte e ha a che fare con l’amore struggente, l’infatuazione, i sospiri quando non lo vedo. Scrivo con il telefono e non ho tanto tempo, vorrei scrivere un milione di cose ma non posso, c’è il turno dell’allattamento e mi devo fare bella per Palletta.

Scusate il post sconclusionato, ma la testa sta ancora svolazzando x altri lidi.

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Ieri la vicina di casa suona alla porta: “Ah, ma ancora stai così?” “…” “io volevo giusto sapere se avevi partorito, lo mettete il fiocco, vero?”
Oggi commenti su Facebook “dai, fallo nascere domani che è il compleanno di mia figlia!” Qualche giorno fa “dai, fallo nascere entro domani, che poi parto!”
E che decido io? La gine addirittura era convinta che avrei partorito giovedì scorso!
E invece la notizia di oggi è che Palletta appare testone e quindi forse è per questo che non scende. Ma nonostante questo è felice anche se sta stretto e l’ostetrica mi ha fatto i complimenti per il tracciato (eh?…) “bello reattivo, il ragazzo!”.
L’infinita faida tra ginecologi e ostetriche continua, a chi dare retta? Le ostetriche continuano a dire che tanto sono alta e il mio bacino è abbastanza largo (si, maaaaa… i tessuti molli? a me poi serve ancora!); la gine si basa sulle misure e dice “troppo capoccione”. Penso si stia indirizzando verso il cesareo, ma a me dispiacerebbe non provarci nemmeno.
staremo a vedere…

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