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Archive for aprile 2012

Niente di ché

Non sono sparita per un motivo particolare, è che qui la vita procede tranquilla nei suoi ritmi, anche se serrati. Adesso è il momenti della scoperta delle mani, ed è tutto un fiorire di sorrisoni. Ce la spassiamo in questo ultimo mese di luna di miele (luna di latte?), anche se il naso nella vita reale già lo sto mettendo.
Sto tornando un po’ al lavoro, ci passo qualche ora, mi aggiorno su quello che è successo in questi tre mesi e mezzo. Non credo che sarei una buona mamma a tempo pieno, mi serve il lavoro. Certo che credo che avrò difficoltà, la sola idea di perdermi tante cose mi fa impazzire.
Se i reggiseni da allattamento non fossero sexy come una suora sessantenne e baffuta si potrebbero successivamente riciclare per giochini erotici. Ma li fanno davvero troppo troppo brutti.
Volevo dire una cosa a tutti quelli che a riguardo della mia paura degli aghi mi hanno sempre detto “e cosa farai quando partorirai?” ecco, ho partorito. Ammetto che parte del mio rimandare ad oltranza l’epidurale sia stato dovuto anche al fastidio dell’idea di un ago nella schiena, mala verità è che fortunatamente il dolore non era così intenso (dal dentista l’anestesia la chiedo eccome!). Ma soprattutto a queste persone vorrei dire che mentre ero nella fase espulsiva l’anestesia per l’episiotomia mi ha fatto impressione eccome! E due giorni dopo, quando mi hanno tolto la cannula dal braccio, mi sono lamentata e girata dall’altra parte. Quindi, cari tutti che mi avete sempre preso in giro, la paura è rimasta e basta!

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362 days ago

Questa sera sono a casa da sola, la prima volta di sera con Palletta. Non so di cosa avessi paura. Penso che un anno fa ero nel baratro, e ora questo si sta mollemente trasformando in un mummy blog. Ogni tanto rileggo quel post, mi serve. La vita mi ha fatto un regalo bellissimo.

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I got the blues

Dopo diversi giori in cui sembravamo gioiosamente regolarizzati sulle 5-6 poppate, si è incasinato tutto, non so neanche perché. Mercoledì ha pianto tanto. Ho provato il metodo “lascialo piangere” ed è stato nervoso tutto il giorno. Gli ho dato il seno per calmarlo, sfanculando gli orari allattamento. Giovedì si sveglia con la voce roca e la tosse. Ho l’impressione che mangi meno. Venerdì lo portiamo dalla pediatra, gli trova solo la gola arrossata, niente catarro, niente febbre, gli orari dell’allattamento sempre molto disordinati, ma tanto siamo bloccati a casa, quindi chissene. Sabato la gola va meglio, ma è sempre un po’ inappetente. Il pomeriggio faccio la doppia pesata che conferma la mia impressione. Tra l’altro dopo un’ora e mezza lo vomita, indigerito (dettaglio che mi manda ai matti). Le poppate successive fino a stamattina (domenica) gliele diamo senza che le chieda, ma le accetta, quantità sufficiente anche se non la solita. Oggi pomeriggio di nuovo orari incasinati e non sempre ne vuole abbastanza. Fa pipi regolarmente e per il resto è allegro e tranquillo. Si lamenta perché fa fatica a fare la cacca ma purtroppo non e un evento insolito. Il tempo fa cagare e sostanzialmente aspettiamo che passino le ore senza fare nulla, visto che Palletta vuole stare in braccio anche quando dorme.
Quindi al tempo grigio si unisce la noia mortale, le elucubrazioni su cosa può avere (che per deformazione professionale e gusti televisivi ovviamente sono catastrofiche), le notizie che sembrano fare a gara per quale è più triste, e mi sento terribilmente giù. Questa settimana poi il tempo sarà ancora schifoso e Crysis lavorerà molto. Mi sento incastrata, oppressa e non vedo l’ora che arrivi un po’ di luce e soprattutto non vedo l’ora di vedere Palletta famelico come mi aveva abituato. Se il mio latte non gli dovesse bastare più sono pronta a passare all’artificiale, sono consapevole di non essere mai stata una gran produttrice, è non vederlo affamato che mi sturba.
Insomma ho una nuvola nera tutto intorno alla mia testa e non vedo l’ora che mi lasci.
(e poi mi manca da morire il rapporto con Crysis, che questa sarebbe stata la giornata perfetta da passare a letto). Non voglio sembrare ingrata, ma oggi sto proprio giù.

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Uovo di Pasqua!

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Brioscina mi ha premiato e allora anche io racconterò come ho comunicato l’arrivo di Palletta alle nostre famiglie. In realtà, non c’è stato molto mistero, io non sono una persona capace di tenersi le cose per sè, quindi entrambe le famiglie hanno seguito passo passo la Fivet. Il giorno che ho saputo che veramente qualcosa aveva iniziato a farsi spazio in me non era previsto il test. Avevo avuto dello spotting, e il gine mi ha mandato a fare le beta. Entrata al laboratorio di analisi alle 14.30, alle 16.30 vado sul sito e apro la pagina. Poi scappo fuori (ero al lavoro), e telefono a Crysis e a mia madre.
Nella mia testa i ricordi del giorno del test sono molto confusi, e non ci sono state vere e proprie rivelazioni.
È stato invece bellissimo come l’ho detto a mia nonna, sorda novantatreenne, che da anni mi chiedeva quando avrei fatto un bambino. Ho aspettato la dodicesima settimana più o meno, sono andata a trovarla a sorpresa un pomeriggio. Era caldo e avevo un vestito leggero. Quando gliel’ho detto l’ho dovuto urlare “nonna sono incinta!”, io che quella parola non volevo usarla, e mi son alzata il vestito per farle vede la pancina piccola piccola ma che a me sembrava enorme. E lei, sorda ma non scema, si fa due conti e mi dice “mascalzona che quando ci siamo viste non me l’avevi detto!” e ridevamo tutte ed è stato un momento bellissimo.
Io non sono brava in queste catene, anche se partecipo volentieri. Scrivo con l’ipad e spesso ho grossi problemi a lasciare i commenti. Quindi se qualcuna si sente ispirata dal post e vuole condividere la sua esperienza sarei contentissima di leggerla!

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Progressi

Ieri mattina, per una fortunata congiunzione cosmica, ero in piedi all’ora giusta per svegliare il Pupetto per la scuola. Erano mesi che non succedeva, direi 3. Entro in camera e mi avvicino per soffocarlo di baci come ho sempre fatto. Ma nel letto improvvisamente non c’è più il bimbetto di prima. Ci sono due spalle larghe, la mia mano ne riesce a coprire una sola alla volta. C’è un testone grosso, anche se l’espressione sul volto è sempre quella. Per la prima volta non l’ho visto più bimbo ma adolescente, e allora mi sono intimidita. Perché io da adolescente tutto volevo tranne una mamma o pseudo-tale che mi baciasse per svegliarmi. Ma lui è stato contento, meno male che io ero evidentemente un caso limite (o una femmina).
Ieri sera stavamo cenando, Palletta stranamente nell’ovetto, che guarda il carillon (tempo di attenzione medio 2,5 minuti). Noi tiriamo freneticamente la codina del carillon per poter mangiare qualcosa prima che urli. Ad un certo punto, mentre ero immersa nel mio trancio di salmone, Crysis mi dice “guarda!” e dalla mia prospettiva vedo una manina tremolante dallo sforzo che piano piano si allunga verso la cordicella del carillon, la aggancia e la porta alla bocca. Non è riuscito ad afferrarla, ma era il primo tentativo. Io ho pianto.
Poi ovviamente il tempo di attenzione per i carillon è terminato e l’ho preso in braccio mentre finivo di mangiare. E ogni tanto chiedevo “tesoro, cosa sta guardando ora?” e la risposta era invariabilmente “il mio piatto” oppure “il tuo piatto”. Inizieremo lo svezzamento con l’amatriciana.

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Melensità

guardo il calendario, fra pochi giorni saranno due mesi. Sembra già tantissima strada. Guardo Palletta e mi sembra una roccia. La mia roccia, la mia ancora. Ogni tanto qualcuno lo guarda e dice “ma come è piccolo!” mentre a me sembra un gigante. Lo appoggio sulla pancia e penso a quando la sonda dell’ecografo lo vedeva tutto e io mi cercavo su internet il CRL.
Mi assomiglia tanto, e a volte in lui rivedo le mie foto di bambina, anche se lui è più bello secondo me. Ce la metto tutta, ce la metterò tutta per crescerlo senza menate, senza essere vittima di sensi di colpa, lo devo a lui più che a me.
Non so se è terrorismo tettalebano oppure se io sono stata particolarmente fortunata, forse entrambi, ma avevo letto cose allucinanti, tipo che un bimbo al nido muore dentro, tipo che se non si attacca la prima mezz’ora allora tutto l’allattamento è compromesso. Per come stavo dopo il parto è andata bene così, anche senza rooming in. In ospedale mi sono riposata sicuramente di più, ma per contro il ritorno a casa è stato sicuramente molto più traumatico. Ma ce l’abbiamo fatta.
Mi inebria pensare che io lo faccio stare bene, mi inebria pensare che per un periodo della sua vita, che potrà essere più o meno lungo, io sarò la persona più importante. I primi giorni, stroncata dalla fatica, lo guardavo perso nel suo mondo e gli chiedevo di guardarmi per darmi la forza. Adesso mi guarda, mi sorride, e mi perdo.
Mi sono bevuta il cervello. Stamattina, dopo la poppata che è solo nostra, guardavo reparto maternità. Quel programma che prima non riuscivo a vedere perché faceva paura, poi non riuscivo a vedere perché faceva male, ora lo guardo e piango. Perché anche se dico che non mi manca, un po’ di malinconia c’è. Perché ho sempre l’impressione d non riuscire a fermare abbastanza, di non riuscire a vivere abbastanza appieno, di non riuscire a ricordare tutto quello che vorrei ricordare. È anche per questo che scrivo questi post melensi e pesanti. Stamattina guardando quelle pance grosse e dure, con Palletta sulla mia pancia (un po’ sblusata) ho sentito quella malinconia di cui parlava Alessia. La ginecologa mi ha detto di stare attenta, di prendere precauzioni. Perché ad una paziente di un suo collega, dopo una Fivet a 47 anni è rimasta naturalmente incinta a 51. Perché ad una ragazza che era in corsa insieme a me, dopo un aborto della Fivet, adesso è al quinto mese di una gravidanza spontanea. Insomma, una parte di me vuole considerarsi guarita. Ma se non fosse così? Se non fossi più così fortunata? Puro esercizio di pippa mentale pensarci ora, ma il pensiero c’è stato.
Ma il pensiero più bello ora è pensare che Palletta c’è, come tanti altri figli altrettanto desiderati, e per i miei dubbi ho tante persone a cui chiedere, con cui confrontarmi (e già ho rotto le scatole a diverse persone).
Nei momenti di stanchezza penso a quando ero libera di dormire, di uscire, di fare la doccia quando volevo. Poi penso a come stavo, al baratro, al lutto, a quella rabbia e a quella tristezza infinita, e allora non importa se sono mesi che non vado a quella birreria che mi fa sbroccare, non mi pesa svegliarmi tutte le mattine alle 6. E anzi, in quest’ora di mattina quando lui dorme nel lettone e io ne approfitto per fare un po’ di fatti, mi manca e non vedo l’ora che si svegli (quando poi passo tutto il giorno a disperarmi perché vuole stare sempre in braccio e mi ha già distrutto un polso).
Insomma, grazie di esistere Palletta!

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Nomi

Quando era lucida, mia nonna mi chiamava con il nome di mia madre.
Mia madre mi chiama con il nome del suo cane.
Mia madre chiama il suo cane con il nome del mio cane.
Mia madre chiama Palletta con il mio nome
Io chiamo Palletta con il nome del Pupetto.

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