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Archive for giugno 2012

Scomodo

Oggi in macchina eravamo tutti: Crysis, io, il pupetto e palletta e ci stavamo muovendo allegramente per trascorrere il patrono con la famiglia. Crysis mette una canzone dalla sua SD con 8 giga di musica varia e accuratamente scelta dicendo che me la vuole fare ascoltare. Parte la canzone e rimango un po’ confusa e stupita. Io la conosco perfettamente, una delle poche canzoni di quel particolare gruppo che mi piace. Sono convinta che anche Crysis sappia che quello era il gruppo preferito del mio ex-ragazzo. È stato bello, è stato come liberarmi da un peso, è stato bello cantare una canzone che è solo una canzone. Poi a casa da sua sorella si stava insieme e si chiacchierava in tutta tranquillità mentre i bimbi giocavano, e di bimbi parlando io che amo le foto chiedo di vedere le foto di quando i suoi erano piccoli. Poi penso “cazzo, no!” ma in fondo mi fa di vederle, cosa vuoi che sia un fantasma. Si vede che oggi è proprio giornata di esorcismi delle paure stupide. Dopo qualche pagina eccola lì, nella foto di una ricorrenza. Ecco lì Crysis, così tanti anni più giovane. Ecco che lui la abbraccia, sorridono. Una parte del mio cerrvello vuole obbligare lo sguardo a distogliersi, a guardare qualche altro dettaglio della foto, tipo che non vedo l’altra sorella, e penso che sicuramente sta facendo la foto, e faccio anche in tempo a domandarmi perchè non deputare lo scatto a uno degli zii acquisiti, facendo in modo che gli zii “veri” fossero nella foto (e magari la foto l’avrebbe anche potuta fare -lei- e io forse mi sarei fatta meno pippe mentali o forse no). Come una scema invece strigno anche gli occhi perchè voglio controllare che sia proprio lei. E poi mi rendo conto che sto bene, che finalmente riesco a considerare questa relazione come qualcosa del passato. Per hè semplicemente lo è. Perchè quello che abbiamo costruito è forte, solido. Perchè tutte le prove che la vita ci ha messo davanti le abbiamo superate. E noi siamo il presente, il futuro e ormai una discreta fetta di passato. Tutto il resto non ha importanza. Sembrano mille anni fa. Lo sono.

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Grazie di esistere

Ramazzotti lo diceva alla Hunziker, io lo dico a Palletta. Che poi a me manco mi piace Ramazzotti, e la Hunziker mi fa solo rosicare se penso che abbiamo la stessa età e io al momento sono in forma come un Barbapapà, ma senza la capacità di fare i barbatrucchi.
Palletta cresce, è grosso, allegro, caciarone. Già me lo immagino al nido che ruba i giochi e picchia gli altri bimbi. Speriamo di no. Palletta ha rivisto Little D, questa volta nell’intimità di un incontro a 4 in un parco assolato di metà giugno. È stato incredibilmente emozionante, questi due miracoli insieme, che parlottavano e si toccavano. Little D ad un certo punto ha afferrato un piede di Palletta provando a metterlo in bocca. Buffo che io pronunciassi il nome di Little D “all’italiana”, mentre Marica lo pronunciasse ovviamente “all’americana”.
I giorni volano, e lavorando solo mezza giornata riesco a vivere al meglio sia il lavoro che Palletta. I giorni volano e abbiamo iniziato con la mela, che è stato un successone. Quando gliela dò io però lo devo poi lavare da capo a piedi, mentre la tata dice che è bravissimo e non si sporca, e effettivamente me lo riconsegna intonso. Con il primo cibo più o meno solido è finita la stagione della cacca liquida, e sinceramente questa cosa mi ha messo un po’ di malinconia. Lui cambia così velocemente che ho paura di non riuscire a fissare nella mente abbastanza cose, ho sempre paura di non godermelo appieno.
Adesso sta reclamando. I’ll be back.

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Panta rei

Lunedì mattina era il primo giorno del ritorno ufficiale al lavoro. Già avevo ripreso per riunioni e per rimettermi al passo con il lavoro, quindi non ho avuto lo shock. Inoltre farò mezza giornata e Palletta sarà non lontano. Insomma al momento tutto sembra giocare a favore della mia serenità. La nostra “luna di latte” è finita e torniamo al mondo. So finiti i giorni fatti solo di io e lui, tra noia, routine, sorrisi e vita molle. Ogni giorno i suoi piccoli traguardi. Dicono che si vede che è sereno, e spero proprio che lo sia, ce la metto tutta. Adesso mi faccio i conti delle sue ore di veglia e mi sembra impensabile poterlo lasciare, oltre alle 5 ore la mattina, anche qualche ora ogni tanto il pomeriggio. Ma capiterà, e voglio convincermi che non sarà la fine del mondo.
Lunedì mattina, sempre il giorno del ritorno al lavoro, è arrivato il capoparto. Solo dopo un giorno ho realizzato che ero tranquilla, che finalmente l’arrivo del ciclo, dopo tanto tanto tempo, non si è portato dietro nessun sentimento, nessun lutto, nessuna sensazione di cuore pesante. È semplicemente il ciclo.
Oggi c’è stato anche un blog-incontro piuttosto atipico, visto che la maggior parte delle partecipanti non le conoscevo assolutamente e avevo fatto appena in tempo a sbirciare i blog. È stato buffo conoscere prima le facce, e ora pian piano conoscerò le persone! Laura, Hottanta e Silvia. E finalmente ho rivisto Marica e conosciuto little D! Che emozione vederlo dopo aver seguito da lontano tutta la sua storia, mi veniva quasi da chiedergli l’autografo!

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