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Archive for luglio 2012

Cos’è la libertà?

Una mia amica capita che parta all’ultimo minuto per andare somewhere. Congressi, viaggi di piacere. Magari non la sento per qualche giorno, provo a chiamare e sento lo squillo tipico dell’estero. Così da sempre. L’altro lato della medaglia di questa libertà è che è irrimediabilmente single, e forse anche un po’ triste. Ci sono stati dei momenti nella mia vita in cui ho avvertito l’opportunità di ricominciare da capo, e mi sono sentita libera, ma di quella libertà che non sono sicura che mi piaccia. E infatti sono stata contenta di crearmi una famiglia, anche se mi tiene ancorata. Come se per ogni legame che si crea, un pezzo di me non fosse più mio, ma della persona (o animale) con cui ho deciso di condividere la vita. Ecco, questa è una delle riflessioni che ho fatto quando è nato Palletta, ho pensato che quella era sicuramente la catena più grande, importante, preziosa.
È una sensazione forte, quasi una vertigine. E ci credo che ci siano persone che si sentono soffocate davanti a questo tipo di legame, e allora sono sole e libere. Ma la vera libertà cos’è?

Ps: ieri sera ci hanno chiesto per la prima volta se abbiamo intenzione di fare un altro figlio. Io l’ho buttata in vacca, ma quanto arei voluto dire “guarda, visto gli ormoni e lo stress per fare la fivet per Palletta non siamo sicura di volerci riprovare così presto.

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Vorrei scrivere tante cose, ma le giornate scorrono veloci e faccio fatica a fermare i pensieri.
Vorrei parlare di che gioia sia Palletta che cresce, la sua voglia di ridere, i primi versetti, il suo essere solare e aver fatto sciogliere anche il nonno più burbero. Vorrei parlare del legame che sento con le mie radici adesso, tanti anni dopo averle lasciate. E penso che Palletta non sarà emiliano e questa cosa un po’ mi mette malinconia. Poi penso alla tata di Palletta che viene dal sudamerica e vorrebbe tornarci ma le sue figlie di 7 anni che le parlano in italiano le hanno scritto una lettera per chiedere per favore di non andare e allora magari lei sente molto più di come sento io questo “root-accident”. E poi penso a queste persone straniere che ho conosciuto in questi mesi e vedo che molte di loro decidono di dare nomi pienamente italiani ai loro figli, secondo me cancellando di fatto una parte di loro. Poi magari si fanno meno pippe mentali di me e vogliono solo che a scuola non siano additati. Che magari sono solo contenti di far crescere i figli in un posto migliore di quello da dove vengono. E non nascondo che ogni tanto ci penso anche io ad espatriare, ad andare in California. Probabilmente non avrei molte difficoltà a trovare lavoro, e mi farebbe piacere far crescere Palletta in un posto migliore (ma siamo poi sicuri?), ma il rapporto con il lavoro laggiù è tale che ci andrei per farlo crescere da qualcun altro. Non è andesso che posso lavorare 12 ore al giorno. Non più. Questa porta si è chiusa, forse per sempre. E poi vorrei parlare di come sta cambiando la coppia, ma questo è un po’ doloroso e non so se ne vorrei parlare. E poi porca miseria, vorrei parlare del virus del pancismo, che come l’herpes una volta nel tuo corpo poi non ti lascia andare. E guardo le mamme con bimbo piccolo per mano e pancia che ne ospita un altro. E poi un po’ mi mando a quel paese da sola. Insomma io accumulo pensieri per scrivere, ma poi succede che qui non si dorme la notte, e manco di giorno, e allora vivo in emergenza-stanchezza e le ie capacità intellettuali sono al minimo storico. E poi è successa una cosa brutta ad un’amica e mi ha tolto la voglia di scrivere per un po’ di giorni. Allora mi ritrovo alle 10 di sabato sera con la palpebra che cala, la stanza buia con palletta che dorme e la musica classica che ci accompagna in questa notte. E scrivopost sconclusionati. Chissà se questo blog ha ancora motivo di essere.

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Pout pourrì

Qualche giorno fa mio padre mi ha chiesto cosa fosse ‘na mandrakata, e grazie a mio marito romano de Roma, gliel’ho potuto spiegare.
Oggi mia madre mi ha chiesto cosa significasse “figa di legno”.
Ricordo una mattina, ero in prima media, c’era un nebbione di quelli che solo in val padana riesci a trovare, mia madre mi stava accompagnando a scuola e cercava invano di pulire il parabrezza, do fatto non arrendendosi al grigio che ci circondava (e che a dire la veirtà ci entrava anche dentro, visto che la nebbia, quella vera, ti entra dentro dalle narici e ti permea) esclama “non ci si vede una sega!” e io con il fare censore tipico dei bambini spalanco la bocca! “mamma, non si dice!” e lei rispose con una frase che ricordo ancora, forse perchè in quella frase c’era un mondo, c’era la consapevolezza dei figli che crescono e io anche allora l’ho avvertito e ne sono stata orgogliosa. “oddio, sai già anche questo?”

Questa mattina invece sono stata investita violentemente dalla nostalgia della pancia. Io che quando ho partorito mi ero ripromessa che mai più, io che avrei giurato che non mi sarebbe mai mancata, oggi ho visto una ragazza con una pancetta appena accennata e ho pensato a un anno fa, quando la mia pancia la vedevo solo io. E poi ho ripensato a tutte quelle sensazioni e allora spero tanto che prima o poi mi ricapiti, spero che il miracolo non si sia esaurito.

È un post sconclusionato come i pensieri che ho in testa, che vagano mentre le palpebre diventano più pesanti, magari la prossima volta riesco a mettere insieme un discorso organico.

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Considerato che è capitato molto più raramente di quanto avrei pensato, posso comunque considerarlo un successo.
Ieri mattina (sabato) ad un certo punto mi rendo conto che i 5 giorni con la tata sono tanti e ogni weekend mi ritrovo un bimbo diverso, ma alla fine va tutto bene e la giornata è divertente e rilassante, con il bagno in piscina e un pisolino ricavato dopo pranzo. Lunga passeggiata rilassante con figlio e marito nel tardo pomeriggio, e tutto era perfetto. Oggi un disastro. Palletta era tutto una lagna, la pancia sicuramente, forse i denti, ha strillato tutto il giorno. Neanche poppare lo faceva stare meglio, un’agonia. E allora, oltre ad una donna, moglie e lavoratrice disastrosa, mi sono sentita anche una mamma incapace. Ma come? Fino a che stai fuori casa sei tranquillo, un giorno tutto nostro diventa un incubo? Perchè? Colpa mia? Eppure io mi sono fatta in 4 per farti stare bene…
Insomma una domenica da dimenticare. E domani è lunedì e non posso neanche farmi perdonare.

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Clara motociclettara

La moto mi manca da matti. Ogni tanto seguo con lo sguardo qualche moto che passa, e ripenso alla mia. Crysis l’ha venduta quando sono rimasta incinta e adesso mi ha chiesto se la rivoglio. Io mica lo so. Perchè è vero che la rivoglio, ma è anche vero che ora ho paura. Adesso non posso permettermi di farmi male. Adesso non sono più padrona della mia vita e devo fare tutto il possibile per essere al 100%. quindi forse la moto non la voglio.
Sto scoprendo una violenza nei sentimenti che non avevo mai avuto. Io sono sempre stata una persona sostanziamente tranquilla, mi si è anche accusato di essere freddina, probabilmente a ragione. E soprattutto ero coerente. Adesso mi sono trasformata in una bestiola dove il cervello, forse caduto sotto i colpi della carenza di sonno, lascia il posto solo allo stomaco e al cuore. Senza filtro, tutto è amplificato. La felicità ha picchi che rasentano il lirismo, la rabbia mi acceca, la malinconia e la gioia di mescolano vorticosamente. Oggi per esempio pensavo a quando la mattina infilavo Palletta nella fascia e lui dormiva mentre io facevo la casalinga. Gli mettevo il berretto di cotone a righine e le gambe a ranocchia rimanevano piegate nella fascia. La gente mi sorrideva perchè la fascia è tenera, quasi sembrava di averlo ancora nella pancia. Se poi si svegliava mi guardava in silenzio fino a che non si riaddormentava. Mi mancano quei giorni, mi manca la nostra luna di latte, anche se erano faticosi e interminabili. Prima non vedevo l’ora di arrivare allo svezzamento perchè l’allattamento lo vivevo come uno stress. Adesso che sono a ridosso dello svezzamento non mi va per niente, non mi va questo distacco, non mi va che la poppata duri così poco, non mi va che non abbia più bisogno di stare in braccio per dormire, mi sembra di avere più bisogno di lui del contatto. D’altra parte non vedo l’ora di vederlo crescere, di condividere con lui il cibo, di spiegargli le cose. Per esempio non vedo l’ora che mi renda orgogliosa per un suo successo, oppure che mi porti a casa il primo regalino per la festa della mamma, quelle cose bruttissime fatte con il das o con i maccheroni colorati ma che per il genitore sono più belli di un Van Gogh. Insomma qui dentro è tutto un miscuglio di sentimenti contraddittori, ma tutti miei. E mi ritrovo a pensare che con il prossimo andrà meglio, se mai riusciremo a ripetere il miracolo. Ma non riesco a pensare di poter dividere l’attenzione che gli dò con un altro. Insomma, è tutto un gran casino.

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Ho capito due cose, che però un po’ già immaginavo. Mi guardo allo specchio e vedo una me stessa molto cambiata da qualche mese fa. Vedo lo stesso cambiamento che ho visto in precedenza in altre neomamme, che vedevo invecchiare nel giro di pochi mesi sotto i colpi delle notti insonni. Si, mi vedo molto invecchiata, e per la prima volta nella mia vita sento il bisogno di andare dall’estetista. E poi, sempre vedendo queste neomamme al lavoro, vedevo che c’erano giorni in cui a malapena riuscivano a stare sveglie, e anche a me è capitato (palletta non è proprio un dormiglione). Insomma, le vedevo al lavoro e pensavo “mamma mia che stakanoviste!” loro mi rispondevano che in certi momenti lavorare è meno faticoso che stare con un bimbo. È vero. Ieri mattina per esempio vuoi il caldo, vuoi altri motivi, il ragazzo si è svegliato alle 4.45 e non c’è stato più verso di farlo dormire. Alle 5.45 facevo colazione da sola con una madonna per capello. Alle 6.30 avevo un sonno atroce e non volevo credere che mancassero così tante ore alla conclusione della giornata. Allora ho deciso che avrei approfittato dell’ora barbara per fare una cosa che mi promettevo da tempo di fare, quello che era stato uno dei miei daydream in tanti anni di ricerca. Sono uscita con bimbo e cane, e sono stata orgogliosissima. E oggi ho ripetuto. Ieri nella fascia, oggi nel passeggino.
E ci sono momenti in cui la sua risata mi manca in modo struggente, perchè è la mia benzina. Ed è tenero con i suoi primi tentativi di movimento autonomo. Ora si gira abbastanza agilmente a pancia in giù, salvo poi piangere perchè fa ancora fatica a rigirarsi a pancia in su. Ogni tanto ci riesce, ogni tanto no. Porta le ginocchia sotto la pancia come per mettersi a carponi, ma ancora non sa come mettere le mani e non ha abbastanza forza, quindi rimane lì, con il sedere per aria e la faccia piantata sul materasso e piange.
E ormai non vuole quasi mai dormire in braccio, nè addormentarsi in braccio, e allora ci sono queste mezz’ore di balletto tra braccio e lettino perchè non ha ancora capito cosa vuole di preciso.

E ogni tanto mi incanto e cerco di immaginare come sarà il suo carattere da grande. Non mi era mai capitato, era un pensiero che avevo evitato sia durante la ricerca che durante la gravidanza. Anche durante i suoi primi due mesi di vita. Prima mi proteggevo, poi ero ancora troppo incredula per crederci, pensavo che da un momento all’altro mi sarei svegliata e avrei scoperto che era solo un bellissimo sogno. Anche se di bei sogni io non ne faccio quasi mai, tipo che questa notte ho sognato che c’era uno stalker che mi voleva uccidere.
Insomma Palletta, che persona sarai? Svampito come tuo fratello? Tignoso come tua mamma? Ambizioso come tuo papà? Adesso ti vedo come un allegro paraculo e prepotente, ma suppongo che sia comune a molti coetanei. Ma adesso devo assolutamente approfittare di questo prezioso pisolo per fare qualcosa di utile!

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