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Archive for novembre 2012

Poi

Poi mi rendo conto che qui Santa Lucia non arriva e mi viene da piangere. E che senso avrebbe farla arrivare se nessun altro bimbo della città sa quant’è bello aspettare quella notte che nel mio cuore rimane la notte più lunga dell’anno, e che fino ad una certa età é stata la notte più bella e più dolce.
Ancora ricordo quando ho beccato i miei genitori che in piena notte (poi magari erano le undici, ma nei miei ricordi di bambina era piena notte).
Ecco, questa sera le mie radici mi mancano tanto.

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Alti e bassi

Sono due giorni che sperimentiamo la melatonina, con fortune alterne. Aspetto ancora prima di dire che non fa effetto.
Assisto a bolle di luce accecante e bolle di buio e di dolore e non posso fare altro che essere spettatrice. E sperare sperare sperare. Sperare nei miracoli, sperare in un happy ending da film sgangherato.
Le giornate trascorrono così veloci che non riesco ad assaporarle, non sono rari i momenti in cui penso di rinunciare e fare la casalinga. Poi penso anche che ho avuto il dono di poter coltivare il lavoro che amo, e non posso buttare tutto alle ortiche ora che sta dando i frutti. E poi, molto più prosaicamente non me lo posso permettere.

Allora continuo, con queste mezz’ore ritagliate per me sui mezzi, spinta contro altre storie, occhiaie, smartphone che navigano, giocano, parlano. E il traffico mi concede dieci minuti in più per poter fermare qualche pensiero in testa.
Palletta cresce alla velocità della luce. O meglio il mondo procede alla velocità della luce come quando alla stazione di Modena passavano i pendolini (allontanarsi dal binario uno treno in transito). Faccio foto e filmati a Palletta in modo compulsivo perchè non voglio dimenticare nulla. Lui è lui anche grazie al percorso che abbiamo fatto nostro malgrado. E alla fine mi ritrovo a ringraziare anche la mia infertilità, senza di lei non sarebbe Palletta a lisciarmi i capelli di notte, a ergersi statuario nei suoi ottanta centimetri mentre cerca di afferrare qualsiasi cosa dal tavolo. Avrei amato chiunque altro allo stesso modo, lo so. Ma adesso è LUI. e allora grazie biologa che hai scelto proprio quello spermino, che hai maneggiato con cura proprio quell’ovetto, magari più degli altri.
Ecco, le porte dell’autobus si sono aperte, il presente mi reclama.

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Spacciatori

Insomma per lavoro sono a contatto con i medici, e oggi ho incontrato questa pediatra. Lei lavora all’inferno e tutti i giorni ha a che fare con dannati incolpevoli. Questo forse l’ha un po’ deviata, perchè mi ha proposto di dare a Palletta la melatonina. Questa cosa mi turba assai.

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Tutta colpa delle stelle

Dopo una notte realmente da dimenticare, lascio Palletta a Crysis e Pupetto (ormai nel limbo tra badato e badante) e vado a lavorare. Ovviamente controvoglia. Sto due ore e mezza a litigare con un cacchio di software che non ne vuole sapere di funzionare e mentre torno a casa con una madonna per capello mi fermano i vigili. Io tranquilla, ho la coscienza a posto. Ma evidentemente l’oroscopo di Dippiù questa settimana non si riferiva a me con quelle 5 stelle, visto che le stronze tornano con un verbale da 700 euro e il ritiro del libretto perché il passaggio di proprietá non era stato registrato. Io domani vado all’aci e faccio una strage. Sapevatelo.

Ps: ho incontrato una ragazza che ha partorito il mio stesso giorno. Mi ha raccontato le sue notti, praticamente fotocopie delle mie. Allora lo vedi che é tutta colpa delle stelle?

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Una scelta di vita

Nel senso che per campare devo dormire. Allora mi sono arresa. E dormo con Palletta. O meglio, salomonicamente mi addormento da moglie, nel lettone, sperando ogni sera che questa fase duri il più possibile, e mi sveglio da mamma, nel lettino, vorrei dire con un abbraccio del mio pargoletto, ma molto più spesso con una testata sugli zigomi. Insomma abbiamo optato per il cosleeping, per una serie di fattori. Intanto che con più di 4 risvegli a notte non si campa più di giorno. E poi io sono una mollacciona. E poi da bambina volevo stare con i miei e loro mi hanno sempre combattuto. E lo ricordo con grande angoscia. La mia camera, il mio letto, erano diventati nemici. La notte era piena di mostri e non di rado finivo a dormire ai piedi del letto dei miei, per terra. E da mamma mollacciona penso sia crudele. Ok il metodo, ma se vedi che dall’altra parte continua ad esserci un disagio tale, prova a cambiare. Fino a quando sono andata via da quella casa, e avevo quindici anni, la mia camera è sempre rimasta un posto ostile, che sentivo anche fisicamente freddo. Insomma non voglio che questo sia il bagaglio di esperienza anche di Palletta. Ovvio che ci proverò sempre a farlo dormire da solo, ma mai con violenza. Con buona pace della tata Lucia. Ho anche smesso di cercare consigli e di cercare di unifomare la nostra situazione a quello che leggo o che mi raccontano. Peró visto che qui l’ho menata parecchio con la storia del sonno, ci tenevo a darvi anche questo aggiornamento.
E devo dire che in media anche il mio sonno è migliorato. Dentizione a parte (killing us! Come diceva Valeria) ci si puó stare.

Ps: sia ben chiaro, non ce l’ho con i miei, loro hanno fatto la loro scelta probabilmente hanno seguito i dettami di pediatra e moda. Semplicemente io sono diversa

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Quello che successe

Insomma è successo che un giorno Palletta giocasse tranquillo per i fatti suoi, seduto sul pavimento. Non stava bevendo dalla ciotola della cana, non ciucciava il mocio, non si stava tirando in testa la tv. Piagnucola, neanche tanto convinto. Lo prendo in braccio. Bacio, un po’ d’acqua e lo rimetto in terra. Mi guardo, sono un bagno di sangue. Panico. Meno male che eravamo in due. Tralascio la descrizione dei dieci minuti seguenti, l’erede si era causato una profondissima ferita sul palmo di una mano. Tralascio anche la descrizione delle tonnellate di sensi di colpa per non aver realizzato che lì ci fosse un tale pericolo. Insomma qualche ora e diversi strilli dopo eravamo di nuovo a casa, con la manina impacchettata e qualche capello bianco in più. Lui è stato bravissimo, non si è mai lamentato, anzi nel giro di un paio di giorni ha ripreso a fare tutto quello che faceva prima. La fasciatura è stata rimossa in autogestione da Palletta due giorni prima del prescritto. Sembra che vada tutto bene; ora la vita, dopo due settimane di sospensione, puó tornare alla normalità.

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This one

È il momento che ho sognato per tanti mesi. Io il primo abbraccio lo bramavo come l’acqua nel deserto. Èarrivato alla soglia dei 9 mesi. È arrivato con il primo bagnetto dopo due settimane di sciopero forzato. (Poi forse vi spiegheró perchè). È arrivato dirompente prima dell’asciugamano. Lasciandomi una bella impronta a forma di Palletta sulla maglietta. Ma che soddisfazione!

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