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Archive for marzo 2013

Un po’ così

Ci sono giorni un po’ così, in cui mi sveglio con il cielo grigio che mi entra nel cuore e non riesce ad uscirne. Primavera dove sei?
Mi sembra di sbagliare tutto, la baby sitter mi manda messaggini, Palletta è nervoso e disturbato, io sono al lavoro e mi sento inutile e mi viene da piangere. Mi viene da piangere e mi sento goffa. Mi viene da piangere e mi sento sola, sopravvalutata. Mi sento trasparente, vorrei essere trasparente.
Mi sento sola ma di una solitudine che non può essere colmata. Mi sento incapace. È brutto, sono sentimenti molto adolescenziali, me ne rendo conto. Finalmente a casa Palletta sta meglio, io trovo tre uova in frigo e faccio una torta. È uscita brutta e un po’ bruciacchiata.
Insomma anche oggi è finito e se domani mi sveglio con il ciclo allora si chiariscono molte cose riguardo questo stato d’animo

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E dire che io non sono sono mai stata fanatica dei gruppi, quando mi ritrovo zitta e ascolto, come se non trovassi mai il mio posto. Preferisco gli incontri a due. Ma sapevo che questa volta sarebbe stata diversa. Perchè anche se non ci eravamo praticamente mai viste, voi che leggete qui mi conoscete meglio di chiunque altro, e io sono andata all’appuntamento con il cuore che mi scoppiava di gioia. Toccare con mano l’emozione, farmi infondere di tanta e tanta energia. Eravamo 5 ma l’esperienza mi ha riempita come se fossimo state cinquanta. Sandra piccola e peperina. Milanese nel senso buono del termine (hehehe), e se non ci fosse stata lei questo pranzo non ci sarebbe stato. Con Miss Sunshine già ci eravamo viste in passato, e pur essendo vicine di casa si sa com’è, il tempo manca sempre. Annina, con Annina sono mesi di whattsuppate e di promesse di incontri che di nuovo non si riesce mai a rendere reali e quando l’ho vista arrivare la volevo stritolare di abbracci. E Nina, lei che ha creato questa rete nella rete, lei che ha dato vita a questo mondo, questo paracadute con il suo grande dono, lei che adesso è due e lo vedo che sarà una grande mamma. E mentre ero in macchina (lasciando gli uomini a casa causa bimbo scacaccioatore) pensavo che avrei voluto scovarle prima queste persone meravigliose, quando ero sola e disperata. E dopo queste così poche ore che son sembrati secondi mi sono ritrovata di nuovo in macchina mi salivano le lacrime agli occhi perchè era stata un’esperienza bella e piena e mi sentivo felice e fortunata di aver incontrato così tante belle persone nel mio cammino.
Lo so che sembra esagerato questo post, ma vi assicuro che è stato un giubileo di emozioni bellissime questo incontro. È come se l’emozione di incontrare una “sorella” non fosse sommata per quattro, ma moltiplicata. Vorrei che fossimo vicine, colleghe. Vorrei andare a pranzo insieme tutte le settimane, a prendere il caffè, a fare shopping. Vorrei che nella nostra vita ci fosse più tempo per coltivarci. Vi voglio tanto bene.

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Succede anche questo

Ieri sera Palletta, scacacciatore compulsivo ormai da giorni, si è addormentato tardi. Ero sola, il pavimento un cimitero di giocattoli. Mi preparo spiritualmente al riordino e pulizia, e nella casa buia e silenziosa mi faccio un ultimo giretto di social network. In effetti non tanto silenziosa. Ma cos’è questo rumore? Un’occhiata in giro. Televisioni spente, gatte dormienti su santapoang. Anche la cana alza le orecchie incuriosita. E capisco. L’appartamento accanto è vuoto da tempo ormai. La signora che ci viveva è morta quando è nato Palletta. La figlia della signora ha tre figli grandi.
Ah ecco.
La cana ormai fa avanti e indietro davanti alla parte che divide i due appartamenti.
Non mi era mai capitato.
E ci hanno messo un sacco di tempo. Ho acceso la tv, provato a tossicchiare un po’ ma figurati se impegnati com’erano sentivano me.
E ho pensato alle stagioni della vita. Io di qua con il bimbetto scacacciatore, indecisa se prepararmi il pranzo da portare al lavoro o ripiegare sul panino. Loro due di là a darci dentro come diciottenni, perchè sono diciottenni. E ho pensato a quanto era stata bella la sensazione di una casa mia dove l’amore finalmente si faceva quando si voleva e non quando si poteva. Ora siamo tornati al “quando si può”, ma anche questa è una fase.

E poi ho pensato: cazzo ma allora si sente tutto!

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Mostri

È arrivata questa nuova collega. È incinta, quasi al quinto mese. Quando l’ho saputo pensavo che mi avrebbe fatto piacere seguire una gravidanza, mi avrebbe fatto rivivere molte emozioni. E invece.
Hai fatto il bitest? Il cosa?
Sono ancora in tempo per farlo? (No
guarda lo dovevi fare un mese fa)
Il gine ha detto che devo fare l’amniocentesi perchè lui studia le malattie genetiche. (…)
Ma scusa questo bimbo chi ce l’ha nella pancia, tu o il ginecologo?
Vomito di continuo. Guarda è proprio una gravidanza di merda. Sai ci ho messo un po’ ad accettarla.

Non ha idea degli esami che deve fare.
Non ha idea di quando partorirà.
Se ne lava completamente le mani.
Già incinta ha affittato casa ad un piano alto senza ascensore.
(Ma non vuole fare nessun esperimento, pensando oddio chissà che può succedere. Neanche quelli che le ho assicurato che non hanno nessun rischio)

E io rosico. E mi incazzo.

Perle ai porci

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Portare

Ringrazio Simona che in questo post mi ha ispirato.
Quando Palletta è nato non sapevo nulla del “portare i bambini”. Certo avevo visto qualche ragazza africana con il bimbo sulla schiena, vedevo spesso anche le zingare con i bimbi dentro a questi grossi foulard un po’ lisi, ma finiva tutto lì. Non mi ero mai informata. Poi Palletta è arrivato, e chiamalo vizio o come ti pare, è stato palese che avesse un bisogno profondo di contatto. In casa sempre in braccio, a spasso nella carrozzina piangeva molto. Allora ho iniziato a muovermi, anche se in modo un po’ maldestro. Mi avevano regalato un marsupio Chicco, ma fu dismesso quasi subito perchè era scomodissimo. Mia madre mi aveva parlato della fascia elastica 40 settimane che aveva visto in vendita, ma questa cosa lunga mi spaventava, allora ho ripiegato sulla baba sling trovata in un negozio di articoli per bambini. Ci ho provato più volte, guardavo e riguardavo i tutorial ma lui non la amava e allora niente da fare. Allora mi sono lasciata convincere e ho preso la fascia elastica lunga. Anche lì numerose prove con i tutorial su youtube e qualche dritta da Marica, ma stavolta era LEI! Mi sono trovata benissimo e l’ho usata tantissimo. Ho smesso quando il peso di Palletta è stato tale che tessuto cedeva e lui “scendeva” molto velocemente. Ma l’amore era nato, questa cosa era per noi, anche se era estate e c’era molto caldo. Ho cercato un’alternativa, un supporto più rigido, e la mia scelta è caduta su “belle baby carrier” che permette di portare il bimbo anche rivolto in avanti. Lo so che è sconsigliato, ma lo passavo da rivolto verso di me a rivolto verso l’esterno molto facilmente. L’ho usata con gioia per svariati mesi, anche d’estate al mare, poi ahimè l’ho persa (e non me lo perdono). Ma lui è grande e in ogni caso non ci sarebbe più stato. Allora pensavo che il periodo del portare si sarebbe concluso, ma negli ultimi giorni è sempre maggiore la convinzione che invece possiamo continuare in questa avventura. Ultimamente Palletta sta diventando ancora più mammone e quando torno dal lavoro vuole stare in braccio. Allora, vuoi che quando torno dal lavoro ho tante cose da fare e con una mano sola è improponibile, vuoi che i primi mesi mi ha sfondato un polso e ancora non è a posto (e chissà se ci tornerà a posto), vuoi che ci avviciniamo ai 12 kg e si sentono davvero, ho ritirato fuori baba sling. Lo metto sul fianco e lui batte le mani tutto contento. Anzi la sto usando anche per addormetarlo il pomeriggio se sono a casa, perchè si passa dal fianco alla posizione ad amaca (credo sia questo il nome) in un attimo e poi la sgancio senza disturbarlo. Ma in tutta sincerità non è comodissima. Anche se lo spallaccio è imbottito il peso è molto concentrato, dopo poco il braccio si addormenta. Inoltre una volta indossata le fibbie per regolarla sono sulla schiena e questo le rende irraggiungibili.
E allora mi sono rimessa in moto, di nuovo grazie a Simona che mi ha messo la Pulcetta nell’orecchio. E probabilmente comprerò una fascia ad anelli. E sto cercando la stoffa per cucirmi un meitai. Per essere onesta sto cercando la stoffa per far cucire un mei tai a mia madre. E così, proprio adesso che Palletta muove i primi passi riusciremo ad uscire ogni tanto senza passeggino. Portare Palletta piccolo è stata un’esperienza davvero bella, e ho grandi aspettative nell’immediato futuro.

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