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Archive for maggio 2013

Tranquilla

Due anni fa mi svegliavo ansiosa, e ad un certo punto arrivava questo sms “Buone notizie. Per i particolari a lunedì. Tranquilla. Ciao”. Era il giorno dopo il pick-up e la magia era avvenuta. Da due celluline se ne era creata una tutta nuova, che crescendo sarebbe diventata Palletta. Palletta e i suoi fratelli, quelli che non sono riusciti ad avere gli occhi e il naso e una bocca per sorridere, ma sono finiti così. Due anni fa oggi erano tanti in quella piastrina.
Ieri sera mentre passeggiavo con cana al guinzaglio e Palletta sulla schiena pensavo agli eventi biologici che avvengono, e mi domandavo quando di preciso si è creato il nuovo essere. Che l’inizio e la fine della vita sembrano un momento, ma se ti avvicini ben ben sono una serie di eventi che fanno sembrare il tutto più una sfumatura che un confine netto. Ho pensato a membrane che si fondono, a cromosomi che si cercano e si trovano. Non uno in più, non uno in meno. Cavoli succede di continuo ma sembra un miracolo.
Scusate il lirismo, ma oggi mi scoppia il cuore di gioia e gratitudine.

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Questa mattina avevo scritto un lungo post amareggiato, su un’amicizia che effettivamente non era tale. Avevo scritto la cronistoria di questo rapporto che sembrava quasi atipico in un ambiente di iene, dove alla prima debolezza sono tutti pronti a sbranarti. Eravamo un bel gruppetto, poi tutto è finito, si è sciolto come neve al sole. Stamattina avevo anche scritto dei motivi di questa rottura, motivi di lavoro, indipendenti da noi.
Mi sono ricordata di un’amica dei tempi dell’università, “sai come si dice al mio paese? Amici amici, amici o’ cazzo!” Magari volgare ma vero, soprattutto in ambito lavorativo.
E io vedo che questa persona adesso mi parla per convenienza, perchè secondo lei io sono la cocca. Poi quando stavo per pubblicare ha dato errore e ho perso tutto. Però questo peso sul cuore mi è rimasto. È difficile trovare buoni amici, forse è difficile anche *essere* buoni amici. Io so che spesso mi perdo, e vi chiedo scusa. Ma non sono mai stata e mai sarò una persona che tiene le amicizie perchè fanno comodo. Io agli amici voglio bene davvero, anche se mi sto rendendo conto che non è così per tutti.

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Le radici del dolore

Oggi parlavo molto tranquillamente con una segretaria, è con noi da un anno, sapevo solo che è sui 50 e ha due figli. Oggi non so come ha iniziato a parlare delle ragazze alla pari che ha ospitato quando i bimbi erano piccoli, e mentre parlava non riuscivo mai a cogliere il nome del maschio. Allora gliel’ho chiesto e da lì si è aperto tutto. È un nome africano perchè lui è africano. Entrambi sono stati adottati. E mentre parlavamo delle procedure per l’adozione sono stata investita da tutta la sofferenza che sicuramente c’è stata dietro. Come in un film, mentre lei parlava, l’ho immaginata giovane a fare i conti con l’infertiltà, le illusioni, la disillusione, la disperazione. Le ansie, i viaggi. L’avrei voluta abbracciare e dirle che sapevo come si era sentita. Ora certo è una donna serena. Ma mi è cascato questo macigno sul cuore come una ferita che si apre e mi veniva da piangere. Come qualche giorno fa quando sono ri-inciampata in quella frase “fino a qui tutto bene”, che mi ripetevo quando ero sull’orlo del baratro.
Adesso è bello, adesso. Ma quello che era prima, quello che per troppe è ancora adesso, non riesco a dimenticarlo.
Ma del resto neanche voglio dimeticarlo.

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Piccolo

Ti prego rimani questa volta.
Ti prego.

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Non mi va

È un argomento che bene o male già diverse della blogsfera stanno affrontando. Il secondo.
Ho sempre desiderato essere una madre giovane, non è capitato. Ho sempre pensato di volere tre figli.
Per arrivare al primo è stato un discreto mazzo e se devo proprio essere sincera lui non è proprio un tipino facile e accomodante. Quando qualcosa non gli sta bene urla. Abbestia. La notte si dorme male e in ogni caso lui è molto lontano dall’essere autonomo per il sonno. Io al momento sento di non avere risorse fisiche ed emotive, per un eventuale numero due.
E poi il rapporto di coppia sta ancora trovando la sua via attraverso questa nuova vita.
Forse sbaglio, forse sono troppo succube, come dicono da queste parti “porto l’acqua con le orecchie” a Palletta. Emotivamente non mi sento pronta perchè temo che avrei sensi di colpa verso di lui, e sono consapevole che sarebbe deleterio per tutti, Palletta ed eventuale numero due specialmente.
E però io non sono “normale”. Chi mi dice che se aspetto ci sarà ancora spazio nella biologia del mio corpo per un bambino? Vero che le donne fanno figli fino a 45 anni, ma nessuna della mia famiglia è andata in menopausa più tardi di 42 anni. È un dato con cui devo comunque fare i conti. E Crysis di anni ne ha 7 più di me, e se i miei non son pochi, nemmeno lui è più un pischelletto. (E poi lui lo vuole?)
Una parte di me lo sente come un dovere, e tutto il resto di me poi dice “si, maaaaaa, dovere verso chi?”.
È che mi sembra sbagliato non volerlo, perchè ero convinta di volerlo, e invece adesso non lo voglio. E però ho paura di pentirmene.
Insomma.

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