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Archive for giugno 2013

Penso a lei, che non aveva risposto alla mia mail di qualche giorno fa. Strano, avevo pensato, mi aveva tampinato per mesi con quest’esperimento, e quando finalmente le avevo detto “vieni a prendere il risultato” non si era più fatta viva. Ma poi non ci avevo più pensato, in questi giorni il lavoro è frenetico e il tempo vola senza voltarsi indietro.

Poi me l’hanno detto.
È successo di nuovo. Cazzo.
E lei è una di noi, che i bambini deve andarseli a prendere. Ma loro con lei non ci vogliono stare.
E l’altra volta è successo orribilmente tardi, poche settimane prima l’avevo incontrata e lei raggiante mi parlava dei preparativi, del congedo che si stava avvicinando. Cazzo cazzo cazzo.
Invece questa volta hanno detto “per fortuna è successo presto”. Ok presto, ma presto un cazzo che ha dovuto fare il raschiamento.
E tutto ciò lo so per interposta persona, ma io adesso vorrei abbracciarla, vorrei darle una spalla su cui piangere. Vorrei dirle che io non posso capire, ma non ho paura di ascoltare il suo dolore.
E sto cercando le parole per dirglielo, perchè questa mail gliela voglio proprio scrivere.

E Sfolli questa notte la tua paura la capisco e la provo e sono terrorizzata, perchè la voglia di un miracolo numero 2 sta facendo capolino, poi però ho paura di desiderare troppo, che la mia dose l’ho avuta, che potrei essere punita a desiderare ancora.

Voglio scrivere questa mail.

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Le mamme attaccate

Quando ero incinta ero così incredula, e lo sono stata fino alla fine, che non ho mai pensato a che tipo di mamma sarei stata. Una mamma. Già questo mi bastava. Pian piano il mio essere mamma si è plasmato sull’essere figlio di Palletta. Lui aveva dei bisogni e io cercavo il modo per assecondarli. Quando ho capito che avrei dovuto portarlo, allora ho comprato una fascia lunga, senz sapere che dietro c’era un mondo (e che ci avrei preso gusto). Stessa cosa per cosleeping, un evento mediato dal bisogno di palletta di essere un “figlio attaccato”. Una cosa sapevo, che palletta sarebbe stato un figlio coccolato. Non nel senso viziato, ma nel senso toccato e baciato e accarezzato. Circondato dal calore umano delle braccia di chi lo ama e lo accompagna nel viaggio. I miei genitori erano giovani, non dico anaffettivi, ma comunque fermamente convinti che me la dovevo cavare da sola. Sono stata poco coccolata, e ho subìto quello che adesso si chiama metodo Estivill. Chi mi legge da un po’ il risultato lo sa. Non ho dormito fino agli 8 anni. Mi ricordo bene le notti interminabili e spaventose, mio padre che non mi voleva nel lettone, che quando cedeva andava a dormire nel mio letto. Mi ricordo notti passate a dormire per terra ai piedi del loro letto. (Che adesso da genitore mi domando: come cazzo facevano? Ma cos’avevano nel petto, un cactus?). Il trauma così radicato che anche dopo aver superato -ovviamente da sola- questo problema ho sempre odiato la mia camera e il mio letto. Anche da grande, quando tornavo per qualche giorno, comunque quel posto era solo una brutta sensazione. Il trauma così radicato che quando sono stata ospite dai miei quando ero troppo incinta per stare a casa da sola e ho dormito con mia madre l’ho trovata una sensazione così bella così calda così desiderata, in bisogno ancestrale che non era mai stato soddisfatto.
Insomma come è normale che sia ho iniziato a guardarmi intorno, ad incontrare le varie filosofie di maternità intorno a me. Parte dal babywearing, che si pone in quel complesso che viene chiamato attachment parenting. Le mamme attaccate (a volte supportate anche dai papà attaccati) sono mamme forse un po’ fricchettone che hanno scelto di seguire i bisogni dei bambini nel modo più naturale. Se il bambino piange è perchè ha bisogno. E io questo lo condivido. Ovviamente non mi riferisco a quando piange perchè non arriva al telecomando, o a quando si butta per terra perché gli impedisco di tirare la coda alla santa cana. Mi viene naturale così. Dicono che avere una base sicura formi un adulto più sicuro di sè e indipendente. Io lo spero per Palletta, visto che io sono terribilmente insicura. Anche di mamme attaccate però ci sono estremi che non condivido. In un gruppo facebook ricordo la presentazione di una mamma che diceva su per giù “ciao mi chiamo Pinca Palla: ho tentato l’homebirth finito purtroppo in ospedale (ma naturale!), allattamento a richiesta, cosleeping, no vaccini, porto con la fascia e ho fatto autosvezzamento”… Non mi ricordo cos’altro, ma mi aveva fatto una pessima impressione, sembrava il curriculum, e presentandosi non aveva detto niente del figlio! Vabè ma i fanatici stanno ovunque. Mi domando se avessi conosciuto prima questa realtà, se il mio essere mamma sarebbe stato diverso. Forse avrei allattato di più, mi manca tantissimo (ma ricordo anche che ero stressata perchè qualsiasi cosa non in bianco che mangiassi provocava coliche a Palletta). Forse va bene così, anche se non ho letto i libri di Gonzalez.
Il prossimo passo è capire qualcosa sui metodi pedagogici alternativi: Montessori, Steiner… Ho tempo per dedicarmici, questa volta voglio essere più consapevole. Se qualcuno che passa di qui ha esperienze o conosce libri che farei bene a leggere batta un colpo!

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