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Archive for settembre 2013

L’ha fatto

Il bimbo numero 4 non vedrà la luce. La collega ha percorso la strada dell’interruzione volontaria di gravidanza. Quando ho letto il messaggio che mi aveva mandato, che tutto era andato bene, ho pianto. Chissà se lei ha pianto. Chissà cme la cambierà questa cosa. Chissà cosa penserà un giorno quando avrà la sua gravidanza programmata e il bimbo nella sua pancia raggiungerà l’età gestazionale di questo bimbo che stamattina è stato strappato via. Io sono a favore della 194, io credo che sia importante che la salute della donna sia tutelata, ma porca miseria quanto mi sembra contronatura questa cosa. Anche se in fondo anche in natura ci sono le mamme che lasciano morire i loro cuccioli, perchè per loro non è il momento. Io per la mamma mancata sono molto triste, ma per quel cuoricino che ha smesso di battere questa mattina sono straziata. Una collega più anziana e molto cinica ha detto “non deve fare l’ecografia, non deve vederlo se no le mancherà il coraggio”, e invece io credo che sia fondamentale che chi fa questa scelta, che molto spesso è dettata dal bisogno di non deragliare dai binari che si stanno percorrendo, sia ben consapevole di quello che sta facendo, del fatto che un feto di 10 settimane è formato. La giovane collega, nonostante due ecografie, è stata coerente e adesso è a riposo con la pancia vuota. Ciao piccolo angelo.

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I figli degli altri

In questi giorni ho avuto molti annunci di bimbi, dentro e fuori dalla pancia. Aveva ragione Alessia quando diceva che sarei stata felice per loro, o che comunque non avrei rigirato su di me il sentimento.
Il bambino numero 1 è nella pancia della ex-collega L, ne ha già tre, ha 33 anni. L’ultimo era stato una pessima gravidanza, ma lei dice che è il suo unico scopo, che senza non ci sa stare, che è la cosa più bella della vita. È raggiante ed è bello vedere con quanta nauralezza la sta vivendo, la naturalezza di chi vive la gravidanza come il tramite che ti porterà un (altro) bambino.
Il bambino numero 2 è nella pancia della collega M. Io lo so che lo desiderava tanto, e ci ha messo un po’ per arrivare. È entusiasta e ho voluto vedere il suo pancino, saranno mesi di discorsi leggeri e gioiosi.
La bambina numero 3 è apparsa oggi, ha 4 anni. Non avevo capito tanto bene, ma quando me l’hanno confermato mi stavano scendendo le lacrime; è la bambina di L. Adottata da poco, una gioia immensa. L che ha perso un bimbo di pochi mesi per una malattia genetica, L che ci ha riprovato ma nessuno è più rimasto nella sua pancia. E adesso finalmente è di nuovo mamma.
Il bimbo numero 4 non è detto che avrà la possibilità di vivere. È arrivato nella pancia della collega G in un momento troppo sbagliato. Lei cambia idea tutti i giorni, lei si dice che tanto può dire “stop” fino ad un attimo prima che parta la flebo di anestetico, ma lo sa che nel suo futuro adesso non c’è posto. Perchè non è italiana, perchè tra un mese partirà per fare un altro lavoro, perchè la sua famiglia non lo accetterebbe. Lei dice “if i keep, i have to give”. È una prova molto dura, e so che in passato non avrei avuto la lucidità per capire. Non dico per compatire, almeno per non giudicare.
Io ho cercato in me quei brutti sentimenti di cui parlavo, ma non li ho più trovati. Adesso non la giudico, le parlo e l’ascolto; cerco di aiutarla a ponderare le conseguenze della sua decisione, in un verso o nell’altro. È molto triste, sia in un verso che nell’altro.

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