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Archive for febbraio 2014

Riempire i vuoti

È un bisogno che non riesco bene a interpretare, quello di riempire la vita fino a che non ti fa venire il fiatone. Poco dopo essere andati a vivere insieme abbiamo adottato le due gattine. Poi c’è stato un lungo periodo molto complesso, molto instabile dal punto di vista economico, lavorativo e famigliare. Poi le cose si sono sistemate e sono bastati pochi mesi di sollievo che abbiamo deciso di adottare la sora cana. Un cane fa “famiglia”, e ormai da molte esperienze che ho conosciuto, il cane è la prova generale. Il cane ti obbliga ad orari, è emotivamente e di fatto più impegnativo di un gatto. Quando prendi un cane vuol dire che a breve sarai pronto per un figlio. E infatti pochi mesi dopo abbiamo iniziato la ricerca di un figlio. Che poi ci ha messo tempo ad arrivare, ma non è questo il punto. Ora ci sono le gatte, la cana e il figlio ha due anni. Parlotta, è divertente e le notti da incubo vengono intervallate da notti discrete e alcune addirittura buone. Adesso la vita ha raggiunto una routine. Non avanza del tempo, arrivo a sera stanca, sono felice di poter dedicarmi un po’ a me stessa, alla coppia, al figlio, al lavoro.
E allora?
E allora c’è una vocina che dice “qui c’è posto per qualcun’altro!”. E io allora la zittisco perchè domenica mattina ho portato Palletta a correre al centro commerciale (sì è triste, ma piove da un mese e in un qualche modo bisogna farlo sgambare) e non avevo orari, incombenze, niente. Solo io e lui.
E questa cazzo di vocina che mi dice “lo so che ti vaaaaa”. Ma non è vero non mi va. Vedo le colleghe incinte, soprattutto quella che sta finendo l’ottavo mese e non la invidio per niente, con i passi pesanti, il mal di schiena, la paura dell’ignoto. No no no non mi va e tu vocina stai zitta.
E allora cos’è questo sogno di stanotte? Tornavo da un viaggio con Palletta e Crysis, mia madre era a casa, una casa piena di vita, di animaletti del bosco, con la luce rilassante e primaverile; mia madre aveva questo bambino in braccio e me lo porgeva. “Tieni, è tuo figlio”. Io ero sospettosa e avevo paura, ma lo attaccavo al seno e sentivo il latte che arrivava.
Sì, ok, allattare mi manca tantissimo. Ma il resto no.
No, davvero. Giuro.

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