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I figli degli altri

In questi giorni ho avuto molti annunci di bimbi, dentro e fuori dalla pancia. Aveva ragione Alessia quando diceva che sarei stata felice per loro, o che comunque non avrei rigirato su di me il sentimento.
Il bambino numero 1 è nella pancia della ex-collega L, ne ha già tre, ha 33 anni. L’ultimo era stato una pessima gravidanza, ma lei dice che è il suo unico scopo, che senza non ci sa stare, che è la cosa più bella della vita. È raggiante ed è bello vedere con quanta nauralezza la sta vivendo, la naturalezza di chi vive la gravidanza come il tramite che ti porterà un (altro) bambino.
Il bambino numero 2 è nella pancia della collega M. Io lo so che lo desiderava tanto, e ci ha messo un po’ per arrivare. È entusiasta e ho voluto vedere il suo pancino, saranno mesi di discorsi leggeri e gioiosi.
La bambina numero 3 è apparsa oggi, ha 4 anni. Non avevo capito tanto bene, ma quando me l’hanno confermato mi stavano scendendo le lacrime; è la bambina di L. Adottata da poco, una gioia immensa. L che ha perso un bimbo di pochi mesi per una malattia genetica, L che ci ha riprovato ma nessuno è più rimasto nella sua pancia. E adesso finalmente è di nuovo mamma.
Il bimbo numero 4 non è detto che avrà la possibilità di vivere. È arrivato nella pancia della collega G in un momento troppo sbagliato. Lei cambia idea tutti i giorni, lei si dice che tanto può dire “stop” fino ad un attimo prima che parta la flebo di anestetico, ma lo sa che nel suo futuro adesso non c’è posto. Perchè non è italiana, perchè tra un mese partirà per fare un altro lavoro, perchè la sua famiglia non lo accetterebbe. Lei dice “if i keep, i have to give”. È una prova molto dura, e so che in passato non avrei avuto la lucidità per capire. Non dico per compatire, almeno per non giudicare.
Io ho cercato in me quei brutti sentimenti di cui parlavo, ma non li ho più trovati. Adesso non la giudico, le parlo e l’ascolto; cerco di aiutarla a ponderare le conseguenze della sua decisione, in un verso o nell’altro. È molto triste, sia in un verso che nell’altro.

La vera verità

Su facebook una mia vecchia compagna di scuola mostra orgogliosa il suo pancino di 20 settimane. Sono due gemelli e lei è felice. È sempre stata una persona di grande grazia, posata, positiva. Non mi stupisce averla ritrovata artista e combattente. Ha annunciato con grande allegria la gravidanza, mentre c’erano foto di lei in bicicletta e in motorino. Poi con altrettanta allegria ha annunciato che sono gemelli. E ieri quest’altra bella foto. Un po’ artistica, come è lei. La vive bene, con grande gioia, condividendo senza ostentare. Mi sono sentita in dovere di mettere “mi piace”. Ma la verità è che la invidio un po’. Non riesco a farne a meno. Guarirò mai?

X agosto

in attesa della telefonata che mi confermi che Crysis sia arrivato sano e salvo in California,  sono uscita in balcone. C’è molta luce, ma il cielo è terso e in passato qualche stella si è anche vista. Ma quest’anno non sono motivata, quest’anno non ho la lista desideri. Quest’anno sono serena e soddisfatta. Allora non ho aspettato le stelle cadenti.
Però ho chiuso gli occhi e ho ricordato che quando ero piccola la sera di San Lorenzo mi appoggiavo proprio qui a questo balcone e mia nonna si fumava una sigaretta e mi recitava la poesia di Pascoli. Se mi sforzo sento ancora la sua voce. Qualche tempo fa ho visto un filmato dove veniva intervistata sulla sua esperienza di partigiana e sentire la sua voce, che emozione. Sono passati 15 anni ma ancora mi manca da matti, accidenti!
Ieri mattina parlavo con un bambino di 4 anni vicino di ombellone, al mare solo con la nonna. Gli chiedevo se era contento che il venerdì sarebbero arrivati i genitori con la sorellina, e lui candidamente ha risposto “si, ma i preferisco stare qui solo con la nonna!”. E mi è tornato in mente quante volte l’ho pensato. Non che non volessi bene ai miei genitori, ma con la nonna è diverso, era più bello.

Irrazionale

Eppure io ho fatto un sospiro di sollievo quando ho visto che Palletta assomigliava sia a me che a Crysis. Nonostante la fiducia nelle biologhe, il fatto che la fecondazione fosse avvenuta fuori dal mio corpo, mi ha messo questo tarlo nell’orecchio. Non ha senso, lo so. Quel giorno eravamo due coppie, quindi anche meno lavoro del solito. Ma quella pulce nell’orecchio c’era. Adesso dubbi non ce ne sono, Palletta assomiglia tanto a me quanto a suo padre, e finalmente il nodo si scioglie. È un dubbio ridicolo, no?

Il motivo della mia assenza è che io in questo periodo vivo “là fuori”. E questa specie di anonimato ormai mi sta stretto. Da una parte è tutto sbrindellato, dall’altra parte non ne sento più l’esigenza. Frequento gruppi su facebook, conosco persone nuove, lavoro tanto, dormo poco. Non ho gran chè da raccontare. Non voglio pensare che dopo 7 anni il blog muoia, ma sto valutando come trasformarlo senza ucciderlo. Eppure una parte di me si domanda “e se poi ne sentissi di nuovo l’esigenza?”
Potrei aprire un altro blog, ma poi fregherebbe a qualcuno? E a me? Non amo i mummyblog, non vorrei averne uno.
Non so, ci penso.

Penso a lei, che non aveva risposto alla mia mail di qualche giorno fa. Strano, avevo pensato, mi aveva tampinato per mesi con quest’esperimento, e quando finalmente le avevo detto “vieni a prendere il risultato” non si era più fatta viva. Ma poi non ci avevo più pensato, in questi giorni il lavoro è frenetico e il tempo vola senza voltarsi indietro.

Poi me l’hanno detto.
È successo di nuovo. Cazzo.
E lei è una di noi, che i bambini deve andarseli a prendere. Ma loro con lei non ci vogliono stare.
E l’altra volta è successo orribilmente tardi, poche settimane prima l’avevo incontrata e lei raggiante mi parlava dei preparativi, del congedo che si stava avvicinando. Cazzo cazzo cazzo.
Invece questa volta hanno detto “per fortuna è successo presto”. Ok presto, ma presto un cazzo che ha dovuto fare il raschiamento.
E tutto ciò lo so per interposta persona, ma io adesso vorrei abbracciarla, vorrei darle una spalla su cui piangere. Vorrei dirle che io non posso capire, ma non ho paura di ascoltare il suo dolore.
E sto cercando le parole per dirglielo, perchè questa mail gliela voglio proprio scrivere.

E Sfolli questa notte la tua paura la capisco e la provo e sono terrorizzata, perchè la voglia di un miracolo numero 2 sta facendo capolino, poi però ho paura di desiderare troppo, che la mia dose l’ho avuta, che potrei essere punita a desiderare ancora.

Voglio scrivere questa mail.

Le mamme attaccate

Quando ero incinta ero così incredula, e lo sono stata fino alla fine, che non ho mai pensato a che tipo di mamma sarei stata. Una mamma. Già questo mi bastava. Pian piano il mio essere mamma si è plasmato sull’essere figlio di Palletta. Lui aveva dei bisogni e io cercavo il modo per assecondarli. Quando ho capito che avrei dovuto portarlo, allora ho comprato una fascia lunga, senz sapere che dietro c’era un mondo (e che ci avrei preso gusto). Stessa cosa per cosleeping, un evento mediato dal bisogno di palletta di essere un “figlio attaccato”. Una cosa sapevo, che palletta sarebbe stato un figlio coccolato. Non nel senso viziato, ma nel senso toccato e baciato e accarezzato. Circondato dal calore umano delle braccia di chi lo ama e lo accompagna nel viaggio. I miei genitori erano giovani, non dico anaffettivi, ma comunque fermamente convinti che me la dovevo cavare da sola. Sono stata poco coccolata, e ho subìto quello che adesso si chiama metodo Estivill. Chi mi legge da un po’ il risultato lo sa. Non ho dormito fino agli 8 anni. Mi ricordo bene le notti interminabili e spaventose, mio padre che non mi voleva nel lettone, che quando cedeva andava a dormire nel mio letto. Mi ricordo notti passate a dormire per terra ai piedi del loro letto. (Che adesso da genitore mi domando: come cazzo facevano? Ma cos’avevano nel petto, un cactus?). Il trauma così radicato che anche dopo aver superato -ovviamente da sola- questo problema ho sempre odiato la mia camera e il mio letto. Anche da grande, quando tornavo per qualche giorno, comunque quel posto era solo una brutta sensazione. Il trauma così radicato che quando sono stata ospite dai miei quando ero troppo incinta per stare a casa da sola e ho dormito con mia madre l’ho trovata una sensazione così bella così calda così desiderata, in bisogno ancestrale che non era mai stato soddisfatto.
Insomma come è normale che sia ho iniziato a guardarmi intorno, ad incontrare le varie filosofie di maternità intorno a me. Parte dal babywearing, che si pone in quel complesso che viene chiamato attachment parenting. Le mamme attaccate (a volte supportate anche dai papà attaccati) sono mamme forse un po’ fricchettone che hanno scelto di seguire i bisogni dei bambini nel modo più naturale. Se il bambino piange è perchè ha bisogno. E io questo lo condivido. Ovviamente non mi riferisco a quando piange perchè non arriva al telecomando, o a quando si butta per terra perché gli impedisco di tirare la coda alla santa cana. Mi viene naturale così. Dicono che avere una base sicura formi un adulto più sicuro di sè e indipendente. Io lo spero per Palletta, visto che io sono terribilmente insicura. Anche di mamme attaccate però ci sono estremi che non condivido. In un gruppo facebook ricordo la presentazione di una mamma che diceva su per giù “ciao mi chiamo Pinca Palla: ho tentato l’homebirth finito purtroppo in ospedale (ma naturale!), allattamento a richiesta, cosleeping, no vaccini, porto con la fascia e ho fatto autosvezzamento”… Non mi ricordo cos’altro, ma mi aveva fatto una pessima impressione, sembrava il curriculum, e presentandosi non aveva detto niente del figlio! Vabè ma i fanatici stanno ovunque. Mi domando se avessi conosciuto prima questa realtà, se il mio essere mamma sarebbe stato diverso. Forse avrei allattato di più, mi manca tantissimo (ma ricordo anche che ero stressata perchè qualsiasi cosa non in bianco che mangiassi provocava coliche a Palletta). Forse va bene così, anche se non ho letto i libri di Gonzalez.
Il prossimo passo è capire qualcosa sui metodi pedagogici alternativi: Montessori, Steiner… Ho tempo per dedicarmici, questa volta voglio essere più consapevole. Se qualcuno che passa di qui ha esperienze o conosce libri che farei bene a leggere batta un colpo!