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Posts Tagged ‘vita di coppia’

Visto che mi sono messa il parental control a CUB, frequento forum più leggeri e allegri.  Forum dove alla domanda “dopo quanti tentativi siete rimaste incinta?” 30 su 40 risposte sono “al primo/secondo tentativo”, 5 sono comunque entro i primi 6 mesi, una ha messo le corna al marito, due hanno fatto casino con la pillola, una non l’ha ancora capito e una ha fatto la fivet (indovinate chi?). Sto scoprendo un mondo nuovo! Un mondo pieno di ragazze giovani e giovanissime incinte, che a 18 settimane hanno già cameretta-corredino-passeggino in casa (che devono aver anche delle case belle grandi!). Ma la cosa che mi ha scioccato di più, che però alla fine è anche naturale, è che una buona percentuale di queste ragazze a cui la gravidanza è arrivata senza difficoltà hanno un sacco di problemi di relazione con il compagno, con la famiglia, insomma sono piene di casini. Ecco, io su questa cosa non avevo mai ragionato. Tutte le ragazze/donne che ho conosciuto nel mondo bloggaro che hanno problemi di feritlità mi pare abbiano un rapporto piuttosto stabile e sereno con il compagno, e dove è arrivata, la gravidanza l’ha rafforzato. E invece è possibile che alla gente “normale” non succeda in così tanti casi?

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A parte che stanotte su Roma si è abbattuto un temporalone estivo con tuoni e lampi e rumori assordanti (la cana era in giardino quando mi sono svegliata e mi sono resa conto che stava per scendere il cielo; sono “corsa” e come mi sono affacciata i lampi erano tipo i flash del red carpet e i pensieri si sono rincorsi, un lato del cervello mi vedeva vestita da gran sera e salutavo i fotografi che gridavano il mio nome, l’altro lato mi diceva di staccare tutte le spine di casa) e ho fatto incubi strani perchè devo evitare di leggere CUB prima di andare a dormire e devo evitare di addormentarmi davanti a “mistero” che ieri parlavano di cose veramente schifose, oggi forse va un po’ meglio.
Mi è scattato un interruttore in testa. Io non sono più mia, quando ho smesso di essere mia? ho inziato forse tempo fa, uando abbiamo cominciato a provare ad avere questo figlio, e la spontaneità è calata. Poi la stimolazione, e sono diventata una produttrice di uova, poi la cova, camminare piano, niente sesso, niente sforzi, fingevo il mal di schiena perchè mi ero rifiutata di stare a casa due settimane. Poi Palletta, e lì davvero io non sono più stata io ma noi, una responsabilità, tante rinunce, e forse da quel 10 giugno non sono più stata mia. Con tanta gioia. Poi queste cacchio di contrazioni e nei momenti bui ammetto di essermi sentita prigioniera della gravidanza. Non poter muoversi, di sesso neanche a parlarne e mi ritrovo di notte a fissare Crysis che dorme e mi manca tanto, la dieta ridotta a due cose a causa della colite, che andando a sommarsi a quello che non posso mangiare causa gravidanza diventa veramente ristretta, e tantissima paura. Questo è il sentimento che mi sono portata dietro di più in questi giorni, che mi è entrato dentro e del quale non so quando mi libererò. Perchè sono a meno di metà del viaggio, avevo appena iniziato a sentirmi felicemente incinta che TRAC! ho riiniziato con le paure, con la domanda più brutta “e se..?”
E invece dovrei fare come la mia vicina R, che dopo tre figli dei quali l’ultimo “scappato” a 43 anni, RH negativa con marito RH positivo, mi ha detto “io semplicemente non ho mai pensato che qualcosa potesse andare male”. E a questa frase ho lottato per non piangere perchè anche io vorrei vedere positivo, ma quando sono nata questo sentimento proprio se lo sono dimenticati.
Comunque, a parte tutte queste menate, le contrazioni sono un po’ diminuite, c’è la luce in fondo al tunnel, e… e niente, tengo le dita incrociate.

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Entro nel condominio del mio medico generico, davanti allo studio (nella tromba delle scale) una signora fumava: mi guarda e dice “io sono l’ultima”. Faccio una smorfia per il fumo ed entro. Lei torna, si siede e parte di logorrea. Lei è padrona di un supermercato (si scopre poi essere dipendente del fratello), e assume solo maschi perchè le femmine  danno troppi problemi (e le tue due figlie pensi che lavoreranno?), è separata e il suo ex-marito ha un supermercato dove lavora con la moglie (ringrazia dio che quelle due botte te le ha date), il mondo gira grazie ai suoi sforzi per gestire casa sua (esce di casa alle 6.00 e torna alle 16.30, non mi pare questo eccesso, poi magari io sono tarata male), del resto lei mica ha il dono dell’obliquità (e qui ho iniziato a prendere appunti mentre parlava), e suo padre si è chiuso in casa perchè gli si sono essiccate quattro ghiandole nel cervello e allora cammina male (ommioddo credevo che certe cose fossero appannaggio esclusivo dei cabarettisti), perchè lei fa un lavoro di concetto (la cassiera); poi finalmente è stato il suo turno e le mie orecchie hanno respirato.
Poi avevo voglia di vedere un posto diverso che non fosse casa mia e la scelta è caduta sull’ipercoop. Crysis legge la lista e tra le varie cose avevo segnato:
-salviettine intime umidificate
-saponetta
-set spazzolino e dentifricio da viaggio
Mi guarda con aria interrogativa. “e se poi mi devo ricoverare?”
“la solitudine ti rende troppo ottimista, torna con i piedi per terra!”
Io sono realista, e sabato potrei anche cercare camicia da notte e vestaglia, che le ciabatte le avevo già comprate per il pickup. Tanto prima o poi serve.

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Io sono abituata a stare a casa da lavorare solo se sono al limite dell’incoscienza, quindi stare a casa oggi mi ha pesato. Per intenderci, quando mi sono rotta un piede sono tornata a lavorare dopo 12 dei 30 giorni di prognosi, con le stampelle, con piede che si gonfiava, ma ci volevo andare. Starò a casa comunque fino a quando non andrò dalla gine, ciò non toglie il fatto che io che sono un senso di colpa ambulante sentendo le colleghe in difficoltà mi sono sentita una cacchina. Buffo perchè mi rendo conto del mio ruolo adesso che devo stare lontano, di quanto la mia presenza faccia parte di un dato equilibrio.
La giornata è passata all’insegna dell’instabilità emotiva e della grafomania. Ho inziato a frequentare un forum in modo compulsivo, dal quale ovviamente scomparirò nel momento in cui tornerò a lavorare e ho partecipato ad una lunga discussione su facebook sui giochi erotici che finiscono male, ho guardato Bones, Sex and the city e la prova del cuoco (mentre mangiavo pasta in bianco… anche se non ho l’appendicite meglio non provocare) e ho pianto 10 minuti di singhiozzi davanti alle foto della pancia di una ragazza. Non so perchè, nelle foto della sua pancia che cresce ho visto la mia e l’emozione mi ha investito e l’unico posto per uscire era dagli occhi. Poi ho pianto mandando messaggi melensi a Crysis. Insomma, tutta l’instabilità emotiva che non ho mai avuto in gravidanza (sto sperimentando una flemma ormonale che il Dalai lama mi fa una pippa) è arrivata oggi, tutta insieme. Palletta si è un po’ spostato nella pancia e ora lo sento sia a destra che a sinistra. Mi piace e non vedo l’ora che sia abbastanza forte da farsi sentire anche da Crysis, che anche lui si merita la sua dose di calcetti. E quindi mi ritrovo qui con niente da dire perchè non ho fatto niente se non ascoltare quaranta minuti di sfogo delle colleghe al telefono, piegare le mutande e lavare i piatti della colazione, ma lo stesso non riesco a staccare le dita dalla tastiera. Per dire niente, per dire che oggi al telefono mia madre mi ha detto “ma tu lo sai cosa vuol dire “riposo”?, per dire che mi sento in colpa verso Crysis che si stanca tanto, verso la cana che esce troppo poco, verso tutti quelli che faccio preoccupare. E’ la mia tara, non me ne libero, come un vizio, un handicap. Eppure non sono assolutamente cresciuta in una famiglia cattolica, ero amata e viziata, non so. Con un figlio questa cosa rischierà di seppellirmi…

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NdA: questo post raggiunge vette di zuccherosità che potrebbero essere indigeste ai più. Siete avvertiti e giustificati se lo saltate.

Nove anni che mi sopporta. A questo pensavo oggi dal divano del riposo forzato guardando lui che passava lo straccio (lungo e inutile spiegare il perchè del riposo forzato, bastano poche parole: peperoni – colite – dolori allucinanti). Ho pensato a nove anni fa, a come è stato naturale e inevitabile, come l’acqua che scorre a valle e il fuoco che sale in cielo. Non c’erano alternative.  A prescindere da tutto e da tutti noi dovevamo stare insieme. Ricordo così tanti momenti di quei mesi che ci hanno fatto innamorare, mesi nei quali io desideravo tutto tranne che una storia. E infatti è arrivato così, senza chiedere permesso. E allora un giorno, io che parcheggiavo il motorino sempre nel parcheggio A e lui che parcheggiava sempre nel parcheggio B, ci siamo ritrovati con i mezzi nei parcheggi invertiti. E poi un giorno sono arrivata pensando che lui non ci sarebbe stato e vedendo la sua moto il cuore mi è esploso. E lì ho capito.
E poi non è stato facile, ma le difficoltà non ci hanno mai separato, siamo stati ad un passo dal perdere tutto, ogni giorno avevo paura che arrivasse il colpo di grazia che ci seppellisse. Addirittura mi domandavo se quando un giorno sarebbe arrivata la serenità saremmo stati in grado di affrontare la noia di una vita tranquilla. Adesso un pochino di quella serenità la stiamo finalmente vivendo, ed è bellissimo, e penso che ce lo meritiamo.
E in tutti questi anni di rapporto stretto in un modo che non avrei mai pensato non c’è stato un solo giorno nel quale non abbia avuto l’urgenza di stare con lui.
E se penso a quello che desideravo quando ero piccola, a quello che consideravo il mio compagno ideale, io non ci arrivavo ad immaginare tutto quello che lui è, che lui mi ha fatto vivere e che mi ha fatto diventare. Perchè dopo tutto questo tempo è ancora vero, che io la vita a colori la vedo solo da quando sto con lui, perchè io sono migliore da quando sono con lui.
Scusate la melensità, ma quando ce vò, ce vò.

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Routine

Clara, riversa in poltrona con energia pari a zero: Amore, mi prepari la camomilla per favore?
Crysis: no, che ti viene il reflusso
(è vero, e sono capace di tossire per due ore dopo una tazza di camomilla)
Clara: allora voglio una sigaretta!
(nda: ho smesso di fumare ormai 9 anni fa)
Crysis: ehhhhhh?!?!?!
(il pupetto si gira allarmato e mi guarda con gli occhi spalancati)
Clara: allora me la fai la camomilla?
Crysis: ok

Clara petulante

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Abbiamo avuto la nostra dose. O meglio: io ho avuto la dose, Crysis ha assistito ad una bella ecografia, che le altre due fatte in privato se le era perse. Io non ero nervosa come le altre volte. Ero serena, contenta. E poi lì dentro come al solito la magia. Palletta è definitivamente Palletto, e se non avessimo voluto sapere il sesso sarebbe stato un po’ un problema, visto che appena appoggiata la sonda sulla pancia c’era lui di sedere, con le gambine aperte, e si è visto tuttotuttotutto e anche noi che non siamo proprio ecografisti non abbiamo potuto far finta di niente. L’ecografia è stata molto lunga, ha misurato tutto quello che poteva misurare, gli ho fatto un sacco di domande (Crysis ha detto che al posto del dottore mi avrebbe anche mandato a quel paese). Il medico era un uomo sui 50, che ne ha viste tante sicuramente, è stato scrupoloso anche se non empatico. La cosa bella di questa clinica esosissima dove faccio le ecografie, che su Roma credo sia la migliore (di sicuro la più famosa) è che tutte le volte che ci sono andata c’era anche una dottoressa giovane in affiancamento, quindi doppia dose! La ragazza di oggi poi si divertiva come una matta, sorrideva ed era molto carina ed empatica. Ci ha messo 5 minuti buoni per fare le registrazioni del movimento del cuore perchè non stava fermo e lei rideva, anche se era pomeriggio tardi, anche se ne aveva viste chissà quante! E soprattutto Palletto si muoveva, non stava fermo un attimo, e ad un tratto ci ha voltato le spalle, e i suoi movimenti erano così fluidi, così umani che a me non mi pare vero che sia qui dentro. Quando siamo usciti io avevo qualche globulo rosso nelle endorfine che mi scorrevano nelle vene e sembravo drogata, Crysis aveva una faccia ebete e la prima cosa che mi ha detto è stata “io mica lo so se vengo in sala parto, quando si è voltato mi è girata la testa!”. E io la sua espressione al buio mentre guardava il monitor e poi guardava me e poi di nuovo il monitor non me la toglierò mai di mente perchè era bellissima. Era quello che volevo, una persona che è un mischietto tra me e lui, che sembra una frase fatta ma è veramente frutto di un amore grande, anche se è stato concepito al micromanipolatore e non in un momento romantico. Eppure non è vero, è romantico anche quello. Lui è noi.
E poi in preda a questa specie di crisi mistica c’è solo una canzone che non riesco a togliermi dalla testa:

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