Appena partorito sono stata messa in una stanza con altre quattro barelle. Vicino a me una che russava, poi una che aveva avuto un cesareo d’urgenza, poi una ragazza di colore che però è stata trasferita quasi subito in reparto e quindi ho conosciuto solo ai turni d’allattamento e una ragazza giovane giovane, che però aveva avuto un “problemino” e l’avevano ricucita in sedazione totale. Poi le donne si avvicendavano perché pian piano che si liberavano i letti in reparto venivamo trasferite.
Ma le chiacchiere erano soprattutto al turno dell’allattamento. Negativo perché sicuramente non aiutava un corretto attaccamento (ti veniva messo il bimbo in braccio e via, salvo qualche infermiera caritatevole che ci aiutava), ma bello in quanto ci si trovava in 10-12 donne nella stessa stanza, tutte con queste pagnottelle in braccio. Ognuna con la sua storia, ma tutte nella stessa barca. C’erano le primipare come me, c’era quella con due gemelli, che nella stessa ora che noi dedicavamo a uno, doveva gestirli entrambi. C’erano le due zingare, giovanissime, entrambe al quarto figlio. Una di loro ricordo che era arrivata in camera a piedi, dicendo “ho fame”. C’era la donna senegalese, mia coetanea, magra ed elegante che aveva questo bambolotto in braccio e diceva che era più brutto degli altri figli “e quanti figli hai?” “questo è il sesto!”
E c’era l’altra ragazza di colore che si era presentata all’allattamento prima che il bambino avesse finito le due ore di osservazione.
E poi c’erano loro. Una aveva fatto il transfer i giorno del mio pick-up, l’altra era indietro a me di 5 giorni, stava finendo la stimolazione quando io facevo il transfer. e ci siamo ritrovate lì, ognuna con il suo piccolo miracolo in braccio, ed è stato bellissimo. Non siamo riuscite a fare la foto dei tre bimbi insieme, peccato, ma è stato bellissimo ritrovarsi.
PS: ho partorito con la stessa camicia da notte del pick-up e del transfer. Non la butterò mai.
PPS: scusate se non rispondo a tutti i commenti, ma sento l’urgenza, nelle poche ore di braccia libere, di fermare almeno una parte di tutto quello che mi è successo da quando è finita l’avventura della gravidanza ed è iniziata quella della maternità.


